Premolo – Clusone, Diego, quella caduta da 10 metri, un anno di ospedale, 40 interventi chirurgici e poi la nascita della piccola Sofia: “Eccomi qui, sono rinato, se ci metti tutta la forza che hai, nulla è impossibile”
È il 5 febbraio del 2016 e Diego, che ha solo 26 anni, come tutti i giorni feriali è in cantiere a lavorare. Ma quel giorno succede qualcosa di molto grave che cambia per sempre la sua vita: «Sono venute a mancare delle sicurezze e sono caduto dal tetto di un capannone alto dieci metri. I medici mi hanno detto che sono atterrato prima con le ginocchia, poi con le mani e alla fine con la testa. Mi hanno detto che non ho mai perso i sensi e questa è stata una fortuna, mi ha aiutato nella ripresa.»
Diego viene portato d’urgenza in elicottero verso l’ospedale Niguarda di Milano, ma qui non ci sono sale operatorie libere e così viene trasportato al san Raffaele. «Se oggi sono qui è merito loro. Quando sono arrivato mi hanno dato due ore di vita a causa del grave ematoma che avevo in testa. Loro mi hanno salvato. Per questo li ringrazio tantissimo.»
Le operazioni vanno bene e il venticinquenne originario di Premolo viene tenuto in coma farmacologico. «Quando mi sono svegliato mi hanno che ero caduto da un tetto e io ho risposto: “Ma cosa state dicendo?” Debora, mia moglie, che allora era la mia fidanzata, mi ha detto che per altri tre o quattro giorni non ho i ricordi chiari. Dopo, inizio a ricordare che ero in terapia intensiva. E quando ero lì mi dicevo che “ok, stavolta l’ho combinata grossa, nel senso mi sono fatto male seriamente, mi sono spaccato tutto” però non riuscivo a rendermi conto della gravità del mio incidente. Finché una mattina è arrivato questo medico a visitarmi e ha detto agli specializzandi che erano con lui: “Diego era un caso di politrauma di precipitazione dall’alto, avevamo un tempo massimo di due ore per operarlo.” Quando ho sentito quelle parole ho capito veramente cosa mi fosse successo. Ancora adesso, a ridirlo mi viene la pelle d’oca.»
Così tra operazioni, degenza e fisioterapia Diego sta lontano da casa quasi un anno. «Ma quando sono tornato è stata una sorpresa bellissima. Mi hanno fatto una festa organizzata da mia moglie con i miei amici. È stato emozionante perché tutti quelli che mi vedevano, non dico che avevano le lacrime negli occhi, ma quasi, perché quando avevano sentito la notizia, tanti mi avevano dato per morto. Adesso se uno mi vede e non sa, non si accorge di tutto quello che mi è successo.»
Infatti Diego, dopo quasi dieci anni, circa quaranta operazioni chirurgiche e tanto tanto dolore, non solo è vivo, ma cammina ed ha un nuovo lavoro: «Non è stata una passeggiata e non lo sarà nemmeno da qui in avanti. Però, quando il medico che mi ha sempre seguito mi ha chiesto se riesco a camminare cinque o sei chilometri, io gli ho detto di sì, lui è rimasto felicemente sorpreso…
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