Logo
Lovere, il ricordo di Emma Vender, la sua Lovere, sincera e appassionata, la psichiatria, l’inclusione sociale, l’Accademia Tadini. Una collega “Costruiva relazioni sincere e autentiche”. Il dottor Guizzetti: “Fu lei che mi disse che cercavano un medico…e poi in consiglio comunale, coerente alla sua visione…”

Emma Vender, è nata e cresciuta a Lovere in una famiglia numerosa, che offriva un ambiente essenziale e pieno di valori: si lavorava con costanza e passione, si parlava con sincerità e si viveva con rispetto. Valori che hanno caratterizzato la sua vita familiare, lavorativa e di impegno sociale. Prima medico internista a Edolo e Darfo, poi Medico psichiatra presso i Servizi psichiatrici di Lovere e successivamente di Esine, fino al 2007; Consigliere comunale a Lovere dal 2014 al 2019 e componente del CDA dell’Accademia Tadini dal 2015 al 2017. Si è spenta il 22 novembre 2025 all’età di 77 anni. E’ stata una professionista stimata e una figura attiva nella vita pubblica di Lovere particolarmente nell’ambito della salute mentale. In un convegno tenutosi a Lovere (2010), organizzato dall’associazione “Senza fili” (Associazione di volontariato in difesa delle persone con problemi di salute mentale, costituita da familiari, utenti e volontari), di cui è stata promotrice in collaborazione con il Comune di Lovere, affermava con convinzione che “la psichiatria del futuro non è più quella del controllo sociale e dell’isolamento del malato dal contesto civile, ma è la psichiatria cosiddetta di Comunità dove ognuno, singolarmente o insieme ad altri, deve fare la propria parte per favorire l’inclusione sociale” . E ancora “E’ indispensabile lavorare sull’ambiente perché un contesto accogliente e senza prevenzioni di sorta può mettere nelle condizioni migliori di potersi esprimere e svolgere un’attività lavorativa redditizia anche a chi ha una patologia piuttosto seria”.
“La cosa più importante è” fare cultura” attraverso comportamenti quotidiani che favoriscano una “presa in carico” da parte della Comunità civile, una predisposizione mentale alla comprensione e all’aiuto, una corresponsabilità nella gestione del disagio”. “E’ fondamentale costruire percorsi culturali volti a scongiurare i rischi di emarginazione e di isolamento attraverso iniziative che vedano coinvolti enti, istituzioni, imprese sociali e private, associazioni di volontariato, oltre ai Servizi sanitari di cura”.
ARTICOLO COMPLETO SUL NUMERO IN EDICOLA DAL 19 DICEMBRE