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Viaggio nel Natale dei ricordi – Il ‘Canto di Natale’ di Silvio (92 anni), Lucia (90), Maria Grazia (87), Pierina (87) e Maria Angela (82). Il ‘Natale di una volta’ con mandarini, érdelonghe e portogài e quello di adesso in Casa di Riposo

Nel “Canto di Natale”, il capolavoro scritto due secoli fa da Charles Dickens, il protagonista incontra gli spiriti del Natale passato, del Natale presente e del Natale futuro; un viaggio all’interno di se stesso che lo porta a cambiare e a capire cosa conta veramente nella vita. Con alcuni anziani ospiti della Casa di Riposo ‘Sant’Angela Merici’ di Casazza abbiamo voluto viaggiare nell’album dei ricordi, facendoli parlare del Natale della loro infanzia, quando i regali erano rappresentati da un mandarino e poco altro, con una distanza siderale rispetto al Natale dei bambini di oggi. E, al tempo stesso, hanno rivolto il loro sguardo e il loro pensiero al Natale che li attende fra pochi giorni, quello all’interno di una Casa di Riposo. I ‘magnifici cinque’ attendono al piano terra dell’edificio, in una saletta, dove vengo accompagnato dall’educatrice Claudia Ghilardi, che me li presenta. Sono quattro donne e un uomo, di età compresa tra 82 e 92 anni.

Silvio

Partiamo dal ‘meno giovane’ del gruppo, Silvio Parigi, di 92 anni. “92 e mezzo – precisa lui, sorridendo – Sono nato nel 1933 a Entratico”.
Che lavoro faceva? “Il macellaio. Quando sono nato il mio papà faceva il macellaio e poi l’ho sempre fatto anche io”. Quando lei era bambino, quindi negli anni Trenta, riceveva qualcosa di regalo a Natale? “Sì, i regali ci venivano dati, ma non come quelli che si danno oggi ai bambini. Di soldi ce n’erano infatti pochi e allora ci davano due mandarini e qualche castagna. Di giocattoli niente. Però a noi andava bene lo stesso, perché bastava poco per far felici noi bambini”.

Maria Grazia

Accanto a lui è seduta Maria Grazia Laffranchi. “Sono nata a Como nel 1938, ma mio marito è bergamasco, di Borgo di Terzo”. Come vi siete conosciuti? “Amavamo entrambi la montagna e ci siamo infatti conosciuti così, incontrandoci in montagna. Dopo sposati abbiamo vissuto a Casazza, ci siamo poi trasferiti a Bergamo perché mio figlio studiava in città e volevamo rendergli più agevole la partecipazione. Siamo poi andati a Borgo di Terzo, dove mio marito ha una casa torre del dodicesimo secolo. Lui abita ancora a casa, mentre io sono venuta qui un anno e mezzo fa, dopo essermi ammalata. Ogni tanto torno però a casa per qualche giorno”. Le manca suo marito? “Sì, però lui, poverino, viene tutti i giorni a trovarmi, quindi ci facciamo ancora un po’ di compagnia”.

Lucia

Seduta sul divano, Lucia Gaspari sta seguendo in silenzio la chiacchierata natalizia. Adesso è il suo momento di parlare dei Natali di ieri e di oggi. “Sono nata a Chiuduno, ma io ho vissuto tanti anni all’estero, in Irlanda”.

In Irlanda? “Sì, ci sono andata insieme alla mia famiglia nel 1946, quando avevo 11 anni, e sono tornata in Italia nel 1973. Ci siamo andati perché il papà era emigrato in Irlanda per lavorare. Lo avevamo già raggiunto prima, ma poi c’era la guerra e allora eravamo ritornati a Chiuduno. A guerra finita lo abbiamo poi raggiunto di nuovo in Irlanda e ci siamo rimasti. Eravamo io, mia mamma, mio fratello e mia sorella, ma lei aveva il fidanzato ed è tornata presto in Italia per sposarsi. Prima di andare in Irlanda eravamo stati anche a Malta, sempre per il lavoro del papà”.
Ha quindi viaggiato un bel po’. “Eccome! Poi nel 1973 siamo tornati a Chiuduno, perché il papà era ormai in pensione. Sono 52 anni che sono tornata dall’Irlanda! Mi è rimasta nel cuore, ma ero anche contenta di tornare”.

Pierina

Nella parte destra del divano c’è la compagna di camera di Lucia, Pierina Cortesi. Anche lei, come Silvio, è nata a Entratico. “Eravamo vicini di casa, lui era il nostro macellaio”.
Anche lei per Natale riceveva solo mandarini e poco altro? “Ricordo che mia nonna metteva sulla tavola un portogàl e le érdelonghe, che venivano fatte maturare e poi si mangiavano. Erano solo questi i nostri regali. Se poi c’era anche una caramellina di zucchero, allora era festa grande, perchè eravamo poverissimi. Io sono nata nel 1938 e quindi quando ero bambina c’era la guerra, si immagini. Mio papà faceva il contadino e per arrivare al campo doveva fare a piedi un’ora di strada. Lo aiutavo anche io, ma ero ragazza e mi vergognavo a passare per il paese con la legna nella gerla – sorride – e allora facevo tutto il giro per farmi vedere il meno possibile”.

Maria Angela

Di fronte a Pierina, seduta sulla sedia a rotelle, c’è Maria Angela Casarico. Anche lei, come Maria Grazia, è nata al di fuori della Bergamasca. “Sono nata in provincia di Milano 82 anni fa. Quando c’era mio marito – spiega Maria Angela – abitavo vicino a Monza, poi quando lui è morto sono andata ad abitare a Cavernago, dove c’è mio figlio. Ho però avuto problemi di salute e sono perciò stata in Casa di Riposo prima ad Azzano San Paolo e poi qui a Casazza. Sono in questa struttura da poche settimane, devo quindi ancora ambientarmi e con gli altri ospiti ci stiamo conoscendo”.
Chiedo anche a lei di parlare del Natale della sua infanzia. “Noi facevamo sempre il Presepe, ma quando abbiamo cominciato a fare in casa anche l’alberello, appendevamo i mandarini e qualche caramella. E basta, non c’era altro, perché anche gli stessi mandarini costavano tanto a quei tempi. Di giocattoli niente. Si è cominciato a regalare i giocattoli quando ero però già grande. Però a noi bambini andavano bene anche quei pochi regali che c’erano sull’albero, non è come adesso che vogliono questo, quello e quell’altro ancora”.
E per il Natale di quest’anno, all’interno della Casa di Riposo, c’è un regalo particolare che le piacerebbe ricevere? “Mi basta che vangano i miei a trovarmi qui a Natale, non mi serve altro. Mio figlio viene tutte le settimane e sono sempre felice di vederlo”.
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