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Lovere, Graziano Martinelli raccontato da Gianmario Poiatti: “Una lacerazione che ancora sprofonda nell’incredulità… e quella donna anziana che stringeva la fotografia di Graziano”

Volentieri rispondo alla richiesta di Araberara di ricordare il dott. Graziano Martinelli. Dovevamo vederci alle ore 13 quel giorno. L’appuntamento era davanti all’Ospedale dove Graziano era consulente. Gli avrei dato un passaggio che la improvvisa prepotenza della morte non ha reso possibile. Un trauma, una lacerazione che ancora sprofonda nell’incredulità. La vita è un viaggio con il biglietto di sola andata che non prevede il ritorno, affermava Sarte.
Gli umani ne sono consapevoli ma non basta perché la morte avviene sempre troppo presto, è sempre ingiusta e prematura, è una ferita che toglie il fiato e definisce l’immenso dolore di chi rimane, l’angoscia del tempo da passare privati della insostituibile presenza di chi non è più tra noi.
In primo luogo per chi lo ha profondamente amato, Silvia, Leonardo e Iacopo, la sua famiglia, verso la quale nutriva sentimenti che, seppure espressi nel suo modo sobrio, tracimavano di amore e orgoglio. Nei confronti di Graziano sono stati usate parole colme di affetto, stima, gratitudine; nei giorni scorsi ognuno ha richiamato un episodio, una storia, una circostanza che lo ha fatto incontrare con il medico, l’amico, e da ultimo l’amministratore ricordandone, la serietà, il rigore della responsabilità e l’amore per l’arte e la musica, quest’ultima il filo rosso della nostra lunga amicizia.
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