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Benedetta gente

In questo mondo di smemorati, servirebbero testimoni che ricordino e facciano ricordare. Veramente serve un sacco di altre cose perdute chissà dove, cancellate dalle nuove generazioni. Servirebbero maestri di vita, ma per carità, oggi siamo convinti che il fai da te sia il meglio, autodidatti, autarchici. La mia generazione ha attraversato tre passaggi questi sì epocali: la civiltà contadina, vissuta nel suo tramonto, la civiltà industriale del boom economico e adesso la civiltà tecnologica. Ognuna delle ultime due ha cercato di cancellare la precedente, come non fosse mai esistita. La cancellazione della civiltà contadina è stata fatta passare per una sorta di riscatto dalla povertà, era il progresso bellezza, basta con lo sbarcare il lunario e seguire la natura, la natura andava forzata e se resisteva, tanto peggio per la natura. Quella tecnologica, oltre a facilitare la stessa produzione industriale, dandole però un ritmo forsennato, stravolge un’altra volta il modo di vivere delle persone, esaltando l’individualismo, nella confusione dei mezzi con i fini, illudendo che tutti possano avere tutto, basta scriverlo sui social, con il sospetto dilagante che tutti gli altri ti possano fregare e quindi di essere soli contro tutti. I mezzi sono diventati formidabili, il problema è che non abbiamo più i fini. Problema? Macché, ce ne facciamo un baffo, si vive alla giornata e si cerca di viverla alla grande, “domani è un altro giorno si vedrà”.
Se il passato, anche prossimo, è da considerare “tutto sbagliato, tutto da rifare” (frase famosa che ripeteva Gino Bartali e adesso non chiedete “chi era costui”), non conoscendo più la storia (avendola cancellata) siamo condannati a ripeterla, lo diceva un filosofo inglese. Filosofo? La filosofia un tempo era materia primaria, per secoli gli uomini si sono chiesti cosa cavolo fossero nati a fare e dove andassero a finire. Troppo impegnativo, capace che ci fermiamo a pensarci e ci sorpassino tutti, lasciandoci indietro, tagliati fuori. Da che cosa?
A tutti noi farebbe bene passare qualche ora in un reparto di ospedale. C’era lì, giorni fa, una donna, anziana, che si lamentava di continuo. Stava morendo. Nemmeno i parenti sapevano di cosa stesse morendo, “cosa vuole, è vecchia”, non c’è cura per la vecchiaia, anzi, magari ci sarebbe ma “sarebbero soldi sprecati”. No, questo non è un mondo per vecchi, ma nemmeno per giovani che, finite le scuole, non sanno trovarsi un ruolo, gli anni sabbatici si moltiplicano, costretti a navigare a vista anche loro e allora ripiegano sul passare il tempo magari stordendosi in qualche modo, confondendo il giorno con la notte, come da bambini.
È un mondo di e per adulti, che girano come trottole, illusi che resteranno sempre attivi, in forma, in forze, impegnati a sgomitare per non lasciarsi sorpassare, sapendo che, se cadono, li lasciano sul ciglio della strada. Il Natale lo si illumina di lucette bianche, che rappresentano al meglio il gelo dei sentimenti. Se Gesù tornasse, solo a sentirlo proclamare i suoi “nuovi comandamenti” (“Ama il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore e la tua anima e con tutta la tua mente” e “Ama il tuo prossimo come te stesso”). lo prenderebbero per un pazzo: Dio, il prossimo? Ma dai, ho già un sacco di rogne… Ironia è che festeggiamo il Natale, il “suo” natale.