Ponte Nossa, gli ‘amigurumi’ dell’Angelica, che realizza pupazzetti imbottiti secondo l’omonima arte giapponese: “Io non vendo, regalo” con questa tecnica arricchisce ogni anno anche il presepe per la grande esposizione di Gromo
E’ proprio vero che non si finisce mai di imparare: dalla signora Angelica Zucchelli ho imparato una parola nuova, amigurumi, che mi ha aperto un mondo altrettanto sconosciuto, quello di un’arte giapponese che consiste nel creare piccoli pupazzi imbottiti, spesso con proporzioni infantili, teste grandi e corpi tondeggianti. Gli amigurumi – il cui nome deriva dalla combinazione delle parole giapponesi “ami” (lavorare a maglia e all’uncinetto) e “nuigurumi” (peluche) – vengono realizzati all’uncinetto o a maglia, appunto, e la tecnica di lavorazione prevede l’uso di uncinetti o ferri di dimensioni più piccole per garantire che l’imbottitura – cotone o polistirolo, per lo più – rimanga all’interno del pupazzo. Gli amigurumi possono rappresentare una vasta gamma di soggetti, da animali a creature antropomorfizzate a personaggi di fantasia dai colori vivaci. Proprio come quelli realizzati da vent’anni a questa parte dalla signora Angelica, che me li mostra con orgoglio in una stanza che trabocca di queste sue creazioni: “Questa piattaforma sulla quale ho incollato tutte le figurine affinché non cadano durante il trasporto rappresenta il presepe tradizionale, quello che anche quest’anno mi hanno chiesto di portare a Gromo per l’esposizione del “Borgo dei Presepi” – mi spiega – . Ogni anno ci aggiungo qualche personaggio, stavolta ho messo anche il salumiere coi suoi prodotti e il suo banco di vendita, e il fabbro e l’arrotino che mi mancavano, in genere mi piace realizzare i personaggi ognuno con i suoi attrezzi da lavoro o i suoi prodotti, ne ho fatti ormai più di una cinquantina di pupazzi così…”.
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