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Mauro, anima e cuore del calcio fiorinese: “Massimo Pessina è cresciuto qui, lo portavano i nonni all’allenamento. All’inizio giocava fuori porta ma quando ha cominciato a fare il portiere…Quei 10 palloni per lo scambio con l’Albinoleffe… E il grande salto al Bologna, in estate torna sempre qui…”

È il pomeriggio di domenica 9 novembre e sulle chat whatsapp del G.S. Fiorine iniziano a moltiplicarsi le notifiche. “Oggi ha fatto l’esordio in serie A il nostro portiere Massimo Pessina, con noi alla scuola calcio e nei pulcini ed ora al Bologna. Orgoglio”.
«Non stavo guardando la partita. Ma Alessandro De Rosa, l’allenatore dei nostri giovanissimi, nonché giocatore dei dilettanti ha scritto a mio figlio Luca. Abbiamo acceso la tv su Bologna Napoli e l’abbiamo visto in campo. È stata una grande emozione.» Commenta sorridente ed entusiasta Mauro Zucchelli che del gruppo sportivo fiorinese è l’anima del settore calcio da una ventina d’anni. «Lui è del 2007. È venuto qui a giocare perché suo fratello più grande era già con noi. Erano sempre i nonni a portarli qui al campo. In quegli anni c’erano molti bambini di Songavazzo che venivano alle Fiorine a giocare.»
E nei primi allenamenti e nelle prime partitelle il piccolo Massimo gioca fuori dalla porta, fa l’attaccante o l’ala, a seconda della necessità e dell’ispirazione di quel giorno. Ma poi, quasi per gioco, prova a fare il portiere e per gli allenatori non c’è dubbio: il suo ruolo deve essere quello. «Si capiva subito che aveva qualcosa in più, che era proprio forte. Si buttava a destra e a sinistra. Copriva bene lo specchio della porta. Non aveva paura di fare le uscite, anche quelle basse.» Continua a ricordare Mauro: «Allora un giorno gli ho chiesto se guardasse tante partite e avesse imparato imitando i portieri che vedeva alla tele. Lui mi ha detto di no. Era proprio qualcosa di istintivo. Poi abbiamo scoperto che il papà faceva il portiere ed era stato alla Pro Vercelli. Ma anche lui ci ha detto che non gli aveva insegnato nulla: faceva tutto da solo.»
Un talento naturale e una statura maggiore rispetto a quella media dei suoi coetanei che, dopo i due anni di primi calci, spingono gli allenatori e i dirigenti del G.S. Fiorine a far giocare Massimo già con i pulcini che hanno anche un paio d’anni in più di lui. «Era più alto di suo fratello e tante volte mi confondevo su chi dei due fosse il più grande d’età.» Sorride divertito Mauro che aggiunge: «Mi ricordo una sera al torneo di Vertova: la squadra aveva perso di tanto, avevamo preso una decina di goal. Ma Massimo era stato il migliore in campo. Tutti quelli che erano lì a vedere la partita erano restati impressionati di quanto fosse bravo.»
«Era proprio forte. Si vedeva che aveva qualcosa in più.» Aggiunge Andrea Aiardi, che di quella squadra dei pulcini fiorinesi era l’allenatore: «Già dall’anno prima molte società gli avevano messo gli occhi addosso. C’è stato un periodo in cui spingeva perché voleva tornare in attacco. Vedeva tutti i suoi compagni di squadra esultare e prendersi i complimenti, allora anche lui voleva tornare fuori per fare i goal.
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