il caso
|Il caro estinto tornerà nelle chiesette? “Per fine anno risolviamo la questione”
“Per fine anno la questione sarà risolta”. Lo hanno promesso in regione. Si dovrebbe sbloccare la situazione case funerarie. Il come lo vedremo.
Il problema portato alla luce dal nostro giornale mesi fa, poi seguito a ruota da tutti i media, aveva trovato il blocco da parte di numerosi sindaci che non volevano esporsi contro Ats e Regione.
Ma qualcuno non ha mollato (la lettera che pubblichiamo a parte ne è l’esempio, uno dei tanti), la questione è andata avanti e ora dopo mesi di proteste la Giunta regionale ha promesso di risolvere la questione entro fine anno.
Insomma, i defunti potrebbero tornare nelle chiese o chiesette dove del resto stavano fino a pochi mesi fa, prima del funerale e prima che si scatenasse la reazione di una parte delle agenzie funebri.
L’Ats, su pressione delle agenzie che hanno attivato le case funerarie, aveva alzato la voce e ottenuto che i defunti non potessero più essere messi, prima del funerale, nelle chiesette per questioni ‘igieniche’. Quindi potevano e possono restare nelle loro case o in alternativa solo nelle case del commiato o case funerarie (o negli ospedali e strutture affini dotate di locali appositi).
Sono solo 38 le “case funerarie” aperte in provincia di Bergamo. Negli incontri in Regione dove le agenzie funebri hanno fatto pressione per “far rispettare il regolamento attualmente in vigore”, hanno fatto fuoco e fiamme, sostenendo di aver fatto investimenti milionari per realizzarle, basandosi appunto sulla normativa in vigore. La loro tesi è che loro quegli investimenti li hanno fatti proprio perché le regole vietano che le salme siano esposte in luoghi non adeguati igienicamente, basandosi sulle disposizioni di legge.
I Comuni bergamaschi sono 243. Con solo 38 case funerarie attive è evidente che siamo in una situazione paradossale. Le agenzie funebri annunciano che sarebbero in progettazione o costruzione altre 20 case funerarie il che porterebbe a 58 il totale (non si sa in che tempi), ma anche così è evidente che la prospettiva di “coprire” le esigenze dei Comuni bergamaschi è nel libro dei sogni.
L’obiezione è: ma potete sempre tenerli in casa… Certo, per chi ha spazi sufficienti. Nei paesi in generale le case sono di proprietà e hanno spazi sufficienti per “convivere” per tre giorni con uno spazio riservato al “condolore” dei parenti e dei compaesani. Ma non tutti quello spazio ce l’hanno. Ed ecco che da anni si è ripiegato su spazi che le parrocchie hanno messo a disposizione, chiesette semiabbandonate o poco usate. E tutti potevano andare a portare il conforto alla famiglia del defunto.
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