Berzo San Fermo, Lucio e quella notte che si è portata via Marco e Luigi: “In auto erano in cinque, ma sono morti solo mio fratello e mio cugino. Ricordo ancora il pianto disperato di mia madre”
Marco e Luigi avevano tanto in comune. Erano cugini. Erano amici. Erano compaesani. Erano coetanei, entrambi nati nel 1971. Ma in comune hanno avuto anche il tragico destino. Avevano solo 22 anni e tutta la vita spianata di fronte a loro, ma le loro giovani vite sono state strappate in un incidente stradale nella notte del 4 settembre 1993.
Il sindaco di Berzo San Fermo, il loro paese, tiene tra le mani le loro foto. Due volti di ventenni, con la scritta “Con voi nel cuore, per non dimenticare…”. E lui, Luciano Trapletti (che tutti chiamano Lucio), quella tragedia non la può dimenticare, perché Marco era il suo fratello maggiore e Luigi suo cugino.
Parliamo con lui di quella tragedia di 32 anni fa in occasione della Giornata mondiale delle vittime della strada.
“So bene cosa voglia dire perdere un proprio caro in un incidente stradale. È una tragedia dalla quale non ci si riprende più del tutto, perché il dolore non scompare, anche a distanza di molti anni, soprattutto per chi ha perso un figlio. Ed è un dolore che ogni anno colpisce decine di famiglie nella nostra provincia, quest’anno addirittura 57, contro le 46 del 2024. Tante vite spezzate e tanto dolore per le famiglie; e tutto questo lo si potrebbe evitare guidando con più prudenza, evitando l’alta velocità, l’uso di alcol e droghe, pensando che una disattenzione può costare la vita a noi stessi o a qualcun altro”.
Lucio torna col pensiero al 1993, quando aveva 20 anni. “Tutto è successo il 4 settembre. Sono passati 32 anni, ma mi ricordo ogni istante di quel giorno, come se fosse oggi. Ricordo quando è suonato il telefono alle 4 e mezza del mattino. Ho risposto io. Era il primario dell’Ospedale di Bergamo; non mi ha detto che mio fratello era morto, ma solo che aveva avuto un grave incidente e che bisognava portare in Ospedale dei panni di ricambio. Mentre rispondevo al telefono, i miei genitori stavano alzando la tapparella, perché era suonato il campanello e sotto casa c’era una pattuglia della Polizia stradale, che era venuta a prelevare i miei genitori. Una pattuglia dei Carabinieri stava facendo lo stesso con i miei zii. Il mio papà mi ha poi detto che lui, quando sono arrivati in Ospedale, nel vedere i medici schierati ha capito subito che suo figlio era morto. I miei genitori e i miei zii hanno poi visto i loro figli su una barella nella camera mortuaria dei vecchi Ospedali Riuniti, perché non c’era ancora l’Ospedale Papa Giovanni. Sono tornati a casa alle 7 del mattino, dando a me e a mia sorella la triste notizia. La mattina stessa sono andato ad avvisare il parroco, che eradon Francoe che ci è poi stato molto vicino in quegli anni. Siamo poi andati insieme a lui a vedere i corpi di mio fratello e di mio cugino. Ho chiesto a uno dei dottori se erano consapevoli di morire, ma lui mi ha risposto che, considerati i traumi subiti, non erano coscienti. Ricordo che sui loro volti c’erano tante piccole schegge di vetro. Nella rappresentazione ‘Raccolti per strada’ che abbiamo fatto qui a Berzo per alcuni anni – sottolinea Lucio – i due attori raccontavano di come i pezzetti di vetro fossero una sorta di pioggia di stelle sui volti di Marco e Luigi”.
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