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Schilpario, quella centralina s’ha o non s’ha da fare? Le ragioni del No e del Sì a confronto

LA DIFESA – Filippo Bettoni: “Un progetto che va oltre e migliora l’attuale situazione. Ecco come”
È bastato che sulla piattaforma Silvia, il sistema informativo lombardo che raccoglie le procedure relative alla valutazione di impatto ambientale, siano apparsi con il codice VIA0088-BG i dettagli del progetto proposto dalla Bettoni 4.0 Srl per convogliare parte delle acque del torrente Dezzo, che attraversa l’abitato di Schilpario, con lo scopo di produrre energia elettrica pulita, per scatenare polemiche e proteste di gruppi social, associazioni e cittadini scalvini che in prima istanza obiettano che questo lavoro porti dei benefici solo al privato a danno della collettività.
«Con il comune di Schilpario stiamo stipulando e formalizzando una convenzione definita col Consiglio comunale a 24 mani per poter lasciare sul territorio qualcosa di concreto. I contributi che la Bettoni 4.0 sarebbe disposta a fornire a fronte dell’eventuale iniziativa, sarebbero sia di carattere di contributo una tantum, quindi opere sul territorio del comune di Schilpario, sia un contributo continuativo per i 30 anni di durata della concessione. Un contributo rivolto che gira attorno alle decine di migliaia di euro da destinare ai giovani, quindi a discrezione del Comune potrebbero essere destinati per l’acquisto dei libri di testo o in alternativa per valorizzare le iniziative giovanili sul territorio del comune. A Schilpario c’è già un gruppo giovane costituito, si chiama i Curnagì, il quale potrebbe beneficiare ogni anno di questo contributo. In più, l’impegno sempre sul territorio e in maniera continuativa, sarebbe volto anche alla manutenzione ordinaria di un tratto di fiume; quindi, sfalcio e pulizia due volte l’anno, primavera e prima dell’autunno, nonché la manutenzione di un piccolo tratto che coinvolgerebbe la presa del mulino».
Risponde così alle critiche Filippo Bettoni, ingegnere, che insieme al fratello Andrea amministra la ditta che ha proposto il progetto.
A proposito del famoso Mulino del Museo etnografico di Schilpario, c’è chi dice che a causa del vostro progetto potrebbe non funzionare più. È vero? «No, anzi. Nella convenzione abbiamo anche inserito la volontà di sanare la presa di captazione dell’acqua del mulino che attualmente è abusiva. La Provincia ci ha consigliato di aggiungere la sanatoria di questa presa, all’interno del nostro procedimento autorizzativo, così da sanare una parte e sistemare anche l’altra. Quindi grazie a noi il mulino funzionerà meglio. In più qui si verrebbe a creare un percorso didattico che, anche questo, verrebbe mantenuto per trent’anni. Perché è inutile spendere soldi una tantum e poi lasciarli: le opere bisogna mantenerle».
Altre proteste sono legate alla deturpazione del paesaggio. C’è chi vi accusa di trasformare il Dezzo in un rigagnolo.
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L’ACCUSA – GRUPPO “ACQUA DI SCALVE” E “SCALVE BENE COMUNE”

Ecco i nostri motivi per “rigettare” la concessione
I Gruppi “Acqua di Scalve”, e “Scalve Bene Comune” hanno inviato al “Servizio Risorse Idriche della Provincia di Bergamo questo documento chiedendo di negare la concessione.
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OSSERVAZIONI: Abbiamo esaminato la documentazione presentata dalla ditta Bettoni 4.0 srl di realizzazione dell’impianto di cui all’oggetto, ed ai sensi della normativa in vigore inviamo le seguenti Osservazioni.
a)Studio di Impatto Ambientale. Facendo riferimento all’opera in esame (pag. 11) viene correttamente evidenziato come: “La portata nel tratto sotteso, oltre che ridotta, risulta poco variabile su base giornaliera ed annuale, venendo a mancare, o risultando limitati, i fenomeni di esondazione naturale, trasporto di fondo e trasformazione dell’alveo. Inoltre, i tratti di portata limitata per effetto delle captazioni sono potenzialmente esposti a maggiori rischi di deterioramento della qualità fisico-chimica per la presenza di maggiore di nutrienti, inquinanti ed agenti tossici e a causa della ridotta capacità di autodepurazione dovuta alla diminuzione della quantità complessiva di acqua”.
E’ esattamente quanto si verificherebbe a valle dello sbarramento di captazione in quanto i parametri progettuali sono i seguenti (Sintesi non tecnica dello Studio di Impatto Ambientale, pag. 5): (nb: i dati della tabella di pag. 5 sono errati!!) − portata massima derivabile: 1.100 l/s − portata media derivabile 536 l/s mentre il deflusso ecologico, risultante dal calcolo in 168 l/s viene aumentato di iniziativa a 250 l/s. e sarà assicurato da una scala di risalita per i pesci conseguentemente dimensionata. Nello Studio viene sostanzialmente sottovalutata la presenza, proprio nel tratto a valle dello sbarramento di captazione ipotizzato, della zona di Protezione e ripopolamento con divieto assoluto di pesca per una lunghezza di 900 metri, cioè lunga fino ad oltre il punto progettato di rilascio dell’acqua turbinata dalla centrale.
b)Relazione Idrologica e di compatibilità con la direttiva derivazioni
Al capitolo 2: analisi delle derivazioni esistenti sul corpo idrico, si elencano le altre derivazioni idroelettriche esistenti, ma se ne indicano solo due!: la derivazione Italgen ( portata massima derivabile di 1900 l/s) e una Borno Energia Pulita (in fase di istruttoria). La realtà, peraltro ben nota al committente Bettoni 4.0 è caratterizzata dalla presenza di numerosi altri 1 LR n. 31/08 e succ. modif. Regolamento Regionale 2/2018; Documento tecnico regionale per la gestione ittica DGR 7/20557 del 2/2/2005; LR 7/2016; Decreto Dirigenziale n. 6100 del 3/5/2018. impianti idroelettrici posti a valle di quello Italgen; inoltre altri impianti insistono su affluenti del Dezzo sia in sponda destra che sinistra così che si possono contare in ben 28 le centrali attualmente in funzione, o autorizzate od in itinere. A pag. 5 la Rel. Idrol. nell’elencare i parametri di calcolo utilizzati per stimare le alterazioni idrologiche considera una lunghezza del corpo idrico di 10.300m., ma il Dezzo ha una lunghezza di oltre 30 chilometri!
Analogo errore nel capitolo 3.2 relativo al cumulo di derivazioni: sempre 10.300 metri, con l’aggravante di indicare la “Portata media naturalizzata alla sezione terminale del corpo idrico” “corrispondente con l’immissione nel lago di Como!!! (sic) Poiché similare analisi sulla portata del Dezzo era stata già sviluppata dagli scriventi relativamente alla progettata derivazione denominata “Abeti”, progetto sempre di iniziativa della Bettoni 4.0, ma ora sostituito dal presente, riteniamo utile riportare i risultati dello studio allora condotto relativamente alla stima della disponibilità idrica sul fiume Dezzo ed al connesso bacino imbrifero di riferimento.
“È nota l’importanza della Relazione Idrologica perché essa fornisce, attraverso un collaudato procedimento di calcolo, sia secondo Formule P.T.U.A. sia attraverso la Formulazione Poli98, la stima della portata media disponibile che viene poi presa a base per lo sviluppo di tutta la progettazione tecnica dei vari elementi impiantistici.
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