Pradalunga, un’indagine scientifica dimostra che la castagna ‘Balestréra’ è l’unica che possa dirsi autoctona della Valseriana. Verrà iscritta nel registro nazionale delle varietà castanili
Un’edizione da incorniciare, questa, la tredicesima, di “Castanea”, la manifestazione che celebra il frutto simbolo del territorio, la castagna, appunto. Un’edizione che ha visto non solo le tradizionali passeggiate nei castagneti, molte castagnate e serate di degustazione nonché il concorso letterario dedicato alle pietre coti, altra ‘specialità’ del paese, ma anche il 1° convegno sull’argomento sulla coltivazione di questo frutto, che ha visto convenire in valle del Lujo esperti e castanicoltori da tutta l’Italia. “L’anno scorso – spiega Roberto Zanga dell’associazione culturale “Amici di Casale” – insieme ai colleghi “Castanicoltori del Misma” abbiamo chiesto ed ottenuto da Regione Lombardia la possibilità di fare un’analisi genetica dei nostri prodotti. Da questa indagine scientifica, mai fatta prima d’ora, è risultato che tra le cinque prevalenti varietà bergamasche di castagne – Aostàna, Daöla, Careàna, Rosséra e Balestréra – la più ricca di amido e la più saporita è proprio la Balestréra; e che ,mentre per tutte le altre preparazioni, tra le quali i ‘biligòcc’, tutti i tipi di frutto vanno bene, le Balestrére sono ottime sotto forma di caldarroste grazie al fatto che l’amara pellicina interna con la fiamma si spacca permettendo alla castagna di rimanere perfettamente pulita. Certo le Balestrére, insieme alle ‘Aostane’, sono un po’ più piccole delle altre varietà, ma sono anche più buone, e, mentre le ‘Aostàne’ crescono in tutto l’Arco Alpino e anche in altre zone del nostro Paese, le Balestrére crescono proprio solo qui da noi”.
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