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Angelo Testa, 92 anni: “Vengo dai tempi della fame nera, il Burundi e Maria, la mia perla preziosa… non ho fretta di morire, ho ancora tanto da dare”

Stavolta è dura davvero. Da che parte posso incominciare a raccontare 92 anni di vita. Una vita così piena e intensa che ci vorrebbero cento puntate di questo articolo. Forse è così per ogni vita dei nostri nonni ma credetemi la storia di Angelo Testa è davvero straordinaria, forse solo perchè lui è di una specie umana quasi in estinzione. Quella di chi per ogni cosa che fa si chiede quanto bene possa fare anche agli altri. Un giovane vecchio, come ama definirsi. Gli chiedo se, nonostante la situazione attuale di questo mondo in fiamme abbia una speranza per il futuro. “Certo, i giovani sono meglio di noi, hanno coraggio e più cultura. Poi io vengo dai tempi dell’olio di ricino e della fame nera e la storia è così, si tocca il fondo poi si risale”. Bisogna però tenere gli occhi puntati verso l’alto. O si affonda. Mi pare di ascoltare un adolescente saggio che è all’alba della sua esistenza, non certo al tramonto: “Non ho fretta di morire, ho ancora tanto da dare”. Mi dice alla fine dell’intervista. Ma cominciamo dall’inizio. Angelo mi accoglie nel suo appartamento in un grande condominio ai margini del centro storico di Clusone. Chissà perchè mi immaginavo vivesse in una villa conoscendo la sua storia di imprenditore di successo. Invece conduce le sue giornate, da solo in pochi locali modesti dove aleggia un profumo antico di zuppa. Non vedo oggetti di design ne quadri di artisti famosi. Al loro posto decine di foto dei volti che hanno riempito di sorrisi la sua lunga vita. Immagini sbiadite in bianco e nero che odorano di storia, matrimoni, battesimi, guerre, vittorie e sconfitte. Accanto in cornici moderne le esplosioni di colore nelle foto dei pronipoti: “Ho sette nipoti e cinque pronipoti, quattro sono nati proprio nel 2025”. Una progenie a cui ha fatto regalo della sua storia, scritta e stampata prima in poche copie poi arrivate a 500 perchè si sono aggiunti gli amici e gli amici degli amici, gli estimatori i parroci e collaboratori di ieri e di oggi, persino io: “I miei figli sono anni che mi sollecitavano a mettere nero su bianco le storie che mi sentono raccontare sin da piccoli.
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