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Vanessa, il tumore e quel sogno premonitore con protagonista Padre Pio: “Non ho voluto viverlo come un momento di distruzione, ma di cambiamento”

Lo ammetto. La risposta mi ha lasciato di stucco. E lei, la donna che siede dall’altra parte della scrivania, sorride osservando il mio stupore. Sì, perché ascoltando donne che hanno vissuto la difficile esperienza del tumore al seno e sentendole parlare di come lo hanno scoperto, si sentono di solito risposte del genere: “Me ne sono accorta sotto la doccia”, “Toccandomi il seno, ho sentito un nodulo”, “Ho fatto una visita di controllo e si è scoperto che c’era qualcosa” e via dicendo. Sentirmi dire che la scoperta di questo ‘brutto male’ sia dovuta a un sogno che ha avuto per protagonista nientemeno che Padre Pio, beh… mi ha spiazzato. E, al tempo stesso, mi ha incuriosito. Facciamo però un passo indietro. In occasione di “Ottobre Rosa”, il mese dedicato alla prevenzione del tumore al seno, incontro nel suo ufficio legale di Bergamo l’avvocato Vanessa Bonaiti. Anche lei, come tante altre donne, a un certo punto della sua vita ha avuto a che fare con quest’ospite sgradito. Lo ha affrontato. Lo ha sconfitto. Già presidente del CdA della Fondazione ISB e per lunghi anni assessore ai Servizi Sociali del Comune di Torre Boldone, Vanessa è una donna forte, schietta, combattiva. Un carattere forte che va a braccetto con un animo sensibile.
Un sogno particolare
Veniamo ora alla domanda di cui ho già in parte anticipato la risposta. Vanessa, quando e come hai scoperto di avere un tumore? “È pazzesco il modo in cui l’ho scoperto. Avevo 41 anni e non avevo mai fatto esami. Poi ho fatto un sogno… Ho sognato Padre Pio…”. Padre Pio? “– sorride – Tra l’altro, io non sono mai stata devota a Padre Pio, però l’ho sognato. Era la notte tra sabato e domenica. Il lunedì ho chiamato la mia dottoressa e le ho detto che volevo fare una mammografia”.
Ma questo perché? Nel sogno Padre Pio ti ha detto qualcosa? “È una cosa che mi ha lasciato molto perplessa, perché io sono molto razionale. Però lui mi faceva capire che dovevo andare a fare un controllo. La domenica, appena svegliata, ci ho pensato e mi sono detta: ‘Mah, che strano sogno’. Il giorno dopo ho quindi telefonato alla dottoressa e le ho chiesto l’impegnativa. E, tra l’altro, le ho chiesto di farlo urgentemente, perché quel sogno mi aveva un po’ scossa. E poi mi dicevo anche: ‘Ho 41 anni e non ho mai fatto un controllo, quindi facciamolo’. L’ho fatto nell’arco di un mesetto alla Clinica Castelli e quella stessa mattina mi è stato detto: ‘C’è qualcosa che non va, bisogna fare una biopsia’. Sono quindi andata all’Ospedale Papa Giovanni per fare la biopsia e dopo circa una settimana è arrivato l’esito”.
La scoperta del tumore
Ricordo che quel giorno – continua Vanessa – dovevo andare a Como per un’udienza in Tribunale e poi a Milano per un incontro; avevo chiesto a mio padre di accompagnarmi perché, avendo poco tempo tra un appuntamento e l’altro, era per me più comodo e più veloce avere qualcuno che guidasse l’auto. Tra l’altro, io ero piuttosto ottimista sull’esito della biopsia. Di solito, infatti, se c’è qualcosa che non va, vieni chiamata dopo due o tre giorni. Avendomi chiamata dopo una settimana, pensavo che non ci fosse nulla di grave. Ero quindi tranquilla e mio padre è venuto con me, restando in sala d’aspetto. Peccato che però sono rimasta dal medico per quasi un’ora, perché l’esito non era quello che mi aspettavo: si trattava di un tumore maligno.Era però stato preso abbastanza presto, perciò dopo lo spavento iniziale, il medico mi ha tranquillizzata.
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