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Mea di Clusone, che anche sotto chemio non ha mai smesso di lavorare: “Il miglior aiuto per guarire? Stare con la gente, parlare con le persone e pregare”

“Non so dire la felicità che ho provato quando il mio oncologo mi ha detto che non ci saremmo più rivisti perché il mio percorso era ormai terminato, perché anche per me, come credo per tutte le donne che scoprono di avere un tumore al seno, lo choc era stato  fortissimo e di conseguenza era stata grandissima anche la paura di non farcela”.
Mea Giudici, 63 anni, torna con la memoria a dieci anni fa, quando le venne diagnosticato un tumore ormonale al seno destro, in seguito al quale dovette sottoporsi ad una mastectomia e ad un ciclo di cinque chemioterapie. Nel suo bel negozio di calzature nel cuore del centro storico baradello, racconta il suo percorso  attraverso la malattia senza perdere mai il sorriso luminoso che la caratterizza, con la bella voce chiara ed espressiva da soprano che ne ha fatto la ‘colonna’ di  tante formazioni corali bergamasche e non solo: “L’operazione, cioè la mastectomia del seno destro, è stata a dicembre del 2015 all’ospedale di Piario, da parte del chirurgo dott. Gerbasi, poi ci furono le chemio e infine la protesi . Devo dire che tutto sommato sono stata fortunata perché sono sempre riuscita a lavorare, anche le chemio le ho sopportate bene: le facevo la mattina del mercoledì, giorno di chiusura del negozio, e così il giorno successivo potevo tornare alla mia attività. Il lavoro, che non ho mai interrotto, è stato davvero fondamentale, di grandissimo aiuto! Io ho un carattere aperto ed espansivo, mi piace parlare con le persone e stare con la gente mi fa star bene, ho sempre cercato di non far pesare sugli altri la mia condizione e di comportarmi di conseguenza. In occasione della malattia ho anche scoperto tanta vicinanza e tanta solidarietà,  quando si tratta di malattie nasce una confidenza particolare, tante persone mi confidavano di essere passate anche loro nel tunnel del tumore e di esserne uscite, mi assicuravano che ne sarei uscita anch’io, che ce la si può fare…insomma mi facevano coraggio, anche quelle che invece mi stavano vicine in silenzio, lo sai come siamo noi montanari, magari un po’ orsi, poco espansivi ma sinceramente partecipi del dolore degli altri….”.
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