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Fratelli d’Italia punta alla Regione. Due “fiamme”: Fidanza o Prandini Provincia: rotto l’idillio Pd-Forza Italia

Regione Lombardia. Fratelli d’Italia rivendica la presidenza. La Lega incassa e mastica amaro. L’accordo prevede che il partito che tra due anni sarà il più votato in Lombardia potrà esprimere il candidato governatore. E a meno di scossoni (ricordate il “sic transit gloria mundi”?) toccherebbe a Fratelli d’Italia.

Che ha già cominciato al suo interno la caccia al sostituto di Attilio Fontana e in base ai nomi ci saranno ripercussioni anche sui consiglieri regionali locali e a cascata sugli enti locali.

Sono due i nomi che circolano. “Lo maggior corno della fiamma antica” (pur non sbilanciandoci ancora su chi possa incarnare Ulisse e Diomede) sarebbe Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, segretario del Fronte della Gioventù ai tempi universitari a Milano; nel 2004 perse contro Giorgia Meloni la sfida nazionale della componente giovanile di Alleanza Nazionale. Ma è preistoria, si fatica a ricordare perfino che sia esistito quel partito guidato da Gianfranco Fini.

Fidanza è stato consigliere comunale a Milano, assessore a Desio (Monza-Brianza), eurodeputato dal 2009 al 2014, deputato dal 2018 al 2019, ancora eurodeputato dal 2019 a oggi.

È vicepresidente del Partito dei conservatori e riformisti europei. L’attuale consigliere regionale Michele Schiavi è molto vicino a Fidanza e per Schiavi la candidatura di Fidanza potrebbe aprire anche a un assessorato in Regione e in tal caso si farebbe dura per Paolo Franco, attuale assessore del partito meloniano.

L’altro candidato papabile per Fratelli d’Italia è Ettore Prandini, presidente di Coldiretti, ben visto anche da Matteo Salvini (ma non dalla base leghista). Lombardo (nato a Leno, bassa bresciana) ha guidato la Coldiretti a livello locale (Brescia), regionale (Lombardia) e adesso nazionale. È stato confermato presidente nazionale nel 2023. Inoltre, ricopre ruoli in organizzazioni collegate (Fondazione Campagna Amica, Uecoop, Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura, etc.).

In altre parole, è un civico vicino alla politica. In particolare, è vicinissimo ai vertici di FdI, primo fra tutti al ministro Francesco Lollobrigida, capodelegazione del partito della fiamma al governo. con credibilità economica e… agricola. In questo caso scenderebbero le quotazioni di Schiavi e risalirebbero quelle di Paolo Franco come aspiranti assessori.

Forza Italia per ora non mette becco. Ma il becco lo mette il segretario regionale della Lega, Massimiliano Romeo, non sarebbe disposto a cedere tanto facilmente all’alleato politico la guida della Regione Lombardia. Romeo non ha alcuna intenzione di cedere l’autonomia politica (interna) ottenuta sconfiggendo al congresso regionale di un anno fa il candidato di Salvini, Luca Toccalini. Il segretario regionale potrebbe rilanciare, spingendo la propria candidatura per il Pirellone. A questo punto entrerebbero in gioco nomi nuovi della Lega anche bergamasca, primo fra tutti Fabrizio Sala, segretario provinciale della Lega e sindaco di Telgate.

Provincia di Bergamo

Appurato che da Roma il diktat è di quelli che sembra non ammettere repliche, “non fate prigionieri”, cioè il centro destra deve andare unito, sparigliando la versione bergamasca della storia  tra Montecchi e Capuleti che funzionava benissimo in Provincia a Bergamo, con Pasquale Gandolfi (area Pd) a mettere d’accordo fino ad ora PD e Forza Italia.

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