Colere, la mia maestra, la “Sciura Mirella”
La “Sciura Mirella”, se n’è andata a 103 anni e lascia a me ma anche a tantissimi Coleresi, sentimenti di rimpianto e di malinconia. Riporto un mio scritto del 2010 che le avevo fatto avere e che gli aveva fatto piacere leggere.
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Ripensando al tempo passato, agli anni dell’infanzia e della giovinezza, a volte si ama ricordare fatti e persone che hanno “movimentato” quelli che sono stati i più bei tempi della propria vita. (…) Una delle figure su cui frequentemente catalizzo i miei pensieri riguarda una mia maestra: la “Sciura Mirella”, classe 1922, che sul finire degli anni ’50, anzi nei primi anni sessanta, ho avuto come insegnante alle scuole elementari o, meglio ancora, alle “post elementari”, che erano poi corsi aggiuntivi al quinquennio del primo ciclo scolastico, in una fase sperimentale e in attesa che diventassero obbligatorie le scuole medie.
La “Sciura Mirella”, lo confesso, era da noi temuta sia perché sapeva farsi rispettare da quel nugolo di ragazzi e ragazze che, quasi come acciughe, si stipavano dentro le aule, ma anche perché (e noi lo sapevamo e perciò la temevamo) quando si oltrepassavano certi limiti non disdegnava dal riferirlo ai nostri genitori ed allora erano veramente guai (per noi naturalmente) perché, diversamente dai tempi attuali, il papà e la mamma mica erano gli avvocati del diavolo dei figli discoli, bensì dei severi esecutori di più o meno meritati castighi e quindi: legnate senza pietà! (…) Fatto sta che io alla “Sciura Mirella” ci voglio un bene da matti.
La sua severità non era che un’apparenza perché le sue lezioni di storia o di geografia, come di Italiano o di qualsiasi altra materia erano più interessanti e vivide dei migliori documentari oggi visibili sulla tv satellitare.
Già perché di qualsiasi sito del mondo si parlasse lei introduceva qualcosa di suo: di suo padre imprenditore a Parigi che aveva realizzato un ponte sulla Senna e aggiungeva che sul parapetto di quel ponte era stato scritto anche il nome del suo realizzatore, cioè di suo papà. E, naturalmente, parlando di Parigi non poteva non incuriosirci sulla storia della Tour Eiffel quella che, per me, fino ad allora era parsa solo come un grande ed ingombrante traliccio della luce, costruita (lo seppi da Lei) come opera provvisoria per un’esposizione mondiale e destinata ad essere smantellata ma rimasta lì come monumento alla modernità e diventata poi simbolo di Parigi.
Dell’Egitto e della sua storia ci aveva introdotto parlando di suo fratello, in quel periodo tecnico in Egitto, impegnato nella costruzione della grande diga di Assuan. E parlando di Assuan, non si poteva non parlare della Valle dei Re: dei grandi monumenti della civiltà egizia, delle piramidi e della sfinge e così ci trascinava in un mondo a noi sconosciuto ma coinvolgente e straordinario.
Per non parlare della mitologia greca, con le sue invadenti e intraprendenti “divinità” , e poi dei poemi omerici: Iliade e Odissea che ci facevano fantasticare di lunghe guerre e altrettante peripezie dei suoi animosi e audaci protagonisti. (…)
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