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Il boom del miele, apicoltori costretti ad aggiungere melari alle arnie: “Non bastavano più. Annata da ricordare”. Maurizio di Ludrigno: “Mai visto cosi tanto miele”

Una stagione da incorniciare, quest’estate 2025 appena trascorsa, per gli apicoltori dell’Alta Valle: si potrebbe dire che le api hanno fatto gli straordinari, costringendo gli apicoltori ad aggiungere melari alle arnie perché quelli consueti non bastavano più a contenere la quantità sia di miele che di melata: “Proprio così – afferma Maurizio Moioli, 73 anni, apicoltore storico di Ludrigno nonché maestro prodigo di buon esempio e di consigli, che ha aiutato molti giovani ad avvicinarsi all’apicoltura – un’annata da ricordare, tanto più che ci ha fatto recuperare le perdite di questi ultimi 4 anni di crisi, in cui abbiamo dovuto spendere molto per mantenere vive le famiglie d’inverno nutrendole con sciroppo di zucchero o con il candito, che è un impasto di zucchero a velo e miele. Una buona annata che era partita in sordina nei mesi di aprile e maggio e si è sviluppata via via, con tante belle famiglie di api attivissime le quali, dalla metà di giugno fin verso il 10 luglio, hanno fatto un raccolto eccezionale non solo di nettare floreale ma anche di melata. La melata è una secrezione zuccherina emessa da alcuni insetti, come afidi e cocciniglie, che si nutrono della linfa delle piante. Questo liquido viscoso viene poi raccolto dalle api, che lo trasformano in miele di melata, un tipo di miele diverso da quello prodotto a partire dal nettare dei fiori. La melata è quindi un’importante fonte di nutrimento per le api, specialmente in periodi in cui il polline è scarso, ma è un ottimo alimento anche per le persone: “Finita la smielatura alla fine di luglio ho visto che le famiglie nel nido erano ancora strapiene di miele, e questo era un problema perché le api regine non avevano più lo spazio necessario a deporre le uova che poi avrebbero dato origine alle api che resistono d’inverno….insomma è stato necessario aggiungere ulteriori melari che poi  sono anch’essi stati riempiti in poco tempo, un risultato storico perché non avevo mai avuto quattro melari in un’arnia sola”. Questa produzione eccezionale ha però avuto anche un rovescio della medaglia, e cioè una forte carica di Varroa, un acaro parassita che sta diventando sempre più aggressivo: “La varroa è un acaro parassita che si può riprodurre soltanto in una colonia di api mellifere. E’ una specie di coccinella di 1mm che si attacca al corpo delle api e le indebolisce succhiando l’emolinfa: l’acaro femmina entra in una cella di una covata delle api e non appena la cella viene opercolata depone le uova, che si sviluppano a spese delle api causando loro deformità, indebolimento del sistema immunitario e persino la morte della covata, con un impatto negativo sulla salute generale e sulla produttività della colonia…
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