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Successo per “I colori dell’aria”, applaudite le nuove composizioni ispirate all'”Ultima Cena” di Trento Longaretti e alle parole della Consacrazione Eucaristica eseguite dal Vagues Saxophone Quartet

Alla presenza di un pubblico attento e numeroso, nel pomeriggio di domenica 28 settembre si è tenuto il tredicesimo episodio de “I colori dell’aria”, fortunato format concertistico ideato da Alessandro Bottelli che da tre anni percorre in lungo e in largo il territorio orobico accostando a musiche di autori classici o jazz o pop prime esecuzioni di brani ispirati a opere d’arte poco o pochissimo conosciute che dormono sonni tranquilli nelle sempre più silenti chiese della diocesi. Anche in questa occasione, protagonisti assoluti sono stati i quattro strumentisti del Vagues Saxophone Quartet, una formazione che ha dimostrato di possedere i requisiti necessari per affrontare, con la stessa profondità e nitidezza tecnica, pagine appartenenti a epoche e stili assai differenti.

Generico ottobre 2025
Nella Chiesa dell’Adorazione delle Suore Sacramentine di Bergamo, infatti, si sono splendidamente confrontati con la nuovissima composizione che Alberto Cara, compositore attivo in particolare nel teatro d’opera, ha scritto ispirandosi alla grande tela dell'”Ultima Cena” dipinta da Trento Longaretti e collocata in abside, dietro l’altare. Una primizia. È la prima volta, questa, che un’opera del maestro di Treviglio viene presa a ispirazione di una composizione musicale.
Per il resto, il concerto – realizzato in collaborazione con l’Associazione Longaretti – ha inanellato una serie di succosi brani che hanno generosamente messo in luce il virtuosismo esecutivo e la solida compattezza ritmica dei quattro interpreti: dalla “Fuga in sol minore” BWV 578 che apriva il programma al solare “Concerto Italiano”, sempre di Bach, che invece lo chiudeva, al bipartito “Capriccio” op. 81 di Mendelssohn, alle due pagine di Astor Piazzolla (“Milonga del Ángel” e “La Muerte del Ángel”) così pervasivamente intrise di argentinità, all’ipercinetico e struggente primo tassello dei quattro “Songs for Tony” di Michael Nyman, passando per un doveroso e gradito omaggio a Maurice Ravel nella ricorrenza del 150° anniversario della nascita (“Pavane pour une infante défunte” nella bella trascrizione approntata da Davide Mutti) fino al bergamasco Gabriele Rota, presente in scaletta con il suo intenso “Planctus Angelorum”.

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A corollario, un’altra prima esecuzione commissionata al siciliano Gianfranco Gioia, autentica autorità in materia di musica per sassofoni, al cui ricchissimo catalogo ha aggiunto tale recentissimo lavoro che prende spunto dalle parole della Consacrazione Eucaristica codificate nella celebrazione liturgica, cercando di restituirle attraverso il solo ausilio dei suoni di quattro strumenti a fiato. “In memoria di Lui” è, appunto, questo. Una sfida, certo. Eppure, proprio per la sua concezione radicalmente innovativa, anche una stimolante e feconda opportunità per raccontare in musica il Mistero. Le due nuove partiture, intimamente legate tra loro, costituivano, citando le parole dello stesso direttore artistico, “un affettuoso omaggio al carisma delle stesse Sacramentine, che nella loro Regola hanno come missione l’adorazione perpetua del SS. Sacramento”. Presenti al concerto tutti i compositori.
E come bis, una piccola gemma estratta dal “Songbook” di George Gershwin.