Ieri sono stata al concerto di Gianna Nannini all’Arena di Verona. Mentre cantavo a squarciagola “Bello e Impossibile” pensavo a mio marito, che è certamente un bell’uomo, ma soprattutto perché avevo tra le mani il piccolo regalo che mi aveva fatto la mattina in previsione della serata: un Chupa Chups panna e fragola.
Credo che un po’ tutti conosciamo questi lecca lecca che, senza dubbio, sono i più amati e più famosi al mondo. E che sono proprio come la canzone di Gianna: belli, con quel loro packaging irresistibile creato da Salvador Dalì e impossibili da aprire. Vi giuro che non sono mai stata così paziente con una caramella. Le ho provate tutte. Mi sono distrutta le unghie cercando di infilarle tra la plastica e il bastoncino. Ho provato con i denti, con una penna appuntita che avevo nella borsa, forzando la testina tonda a destra e a sinistra. Niente. Mia mamma al mio fianco rideva e quando ho chiesto il suo aiuto me lo ha gentilmente negato dicendomi: “Mi dispiace, l’ultima volta con tuo nipote abbiamo dovuto guardare un tutorial per scartarlo e il metodo che poi abbiamo usato… sai che non me lo ricordo più?”.
I Chupa Chups sono nati in Spagna dal nipote di un pasticcere che, pensando che tutti i dolci mangiabili con la forchetta fossero poco adatti ai bambini che finivano per usare le manine e sporcarsele tutte, pensò che un dolcetto a misura di “piccoli consumatori” dovesse avere un pratico bastoncino in legno a sorreggerlo.
Il finale lo sappiamo bene: questa leccornia su stecco ha conquistato il mondo in un baleno. Ma dal 1958, anno di fondazione della fabbrica, il mondo è molto cambiato, i bambini anche, e così la carta del dolcetto. Adesso per aprire un Chupa Chups bisogna desiderarlo davvero, allenare la pazienza e avere fiducia nelle proprie possibilità. Mi piace pensare che questo piccolo lecca lecca si sia evoluto nel tempo per dare qualche valido insegnamento ai suoi più grandi fruitori…
Il mio personale finale è stato che dopo quattro canzoni e tanto bel rock, ieri sera finalmente la plastica rosa ha ceduto alla mia insistenza e, a metà del concerto, mi sono goduta la dolcezza della panna che con la fragola è una vera bomba. E mentre il vento trasportava la voce di Gianna, pensavo che mentre negli anni 50 non si voleva che le nostre Meravigliose Creature si sporcassero le mani mangiando un dolce, oggi, invece, devono meritarselo davvero. E forse non è un male.
Non so se questa azienda sia geniale o se la cosa sia casuale ma questa caramella richiede delle doti che con i tempi che corrono andrebbero proprio allenate.
È rimasto qualcosa che va conquistato ma sembra che nessuno si sia scoraggiato. Anzi, malgrado siano passati anni, questa pallina di zucchero difficile da raggiungere ha conservato popolarità e intramontabile fascino. Proprio come la nostra Gianna nazionale.


