Adriano, l’ultimo dei vignaioli tavernolesi: “Quest’anno è andata bene e dovrebbero essere sui 15-16 quintali di uva che poi come vino dovremmo essere sui 12-13 quintali, circa 25-30 damigiane…”
Calda settembre, la vendemmia. Alla ricerca del tempo perduto. Sopra Cambianica, la strada che porta al Ponte del Diavolo, a Bianica, a Cortinica, Lì sopra, andando per sentieri e fossati secchi (gli “stross”) trovo l’ultimo dei vignaioli tavernolesi. Non “viticoltore” che sarebbe già valenza industriale. Adriano Bettoni, 70 anni, mi guida su, fino al confine con l’Argiana. Prati inaspettatamente pianeggianti. “Qui ci volevano fare dei capannoni, anni fa, venne un architetto, ma la strada per collegare era troppo costosa, dicevano che bisognava fare addirittura un tunnel e non se ne fece niente”. Per fortuna. Guardando giù nella valle ci sono due capannoni, uno abbastanza recente, e sono purtroppo presenze aliene in una valle che era tutto un vigneto. “Ma bisogna pur campare e con il vino e nemmeno con l’olio non ci si campa, io lo faccio per passione. Ho appena fatto la vendemmia, se vuole assaggiare il mosto…”. Dentro la cantina non somiglia alle cantine d’antan, ci sono i cilindri moderni, non più i tini che a noi ragazzi sembravano giganteschi e ci si entrava a pigiare l’uva con i piedi (lavati, s’intende) e le botti di legno ecc. Adesso è tutto, anche artigianalmente, più moderno.
Sconfiniamo di qualche metro sul terreno dell’Argiana, era di proprietà del Beneficio parrocchiale, ci venuto da ragazzo a fare vendemmia. Adesso è tutta erba, non c’è più traccia di vigneti. “Credo di essere l’ultimo a coltivare la vite. Le olive? Guardi qui…”. Un disastro quest’anno, le olive si sfaldano solo a toccarle, “le piante sono sane, ma quest’anno di olio ne faccio davvero poco”.
Invece è un’annata d’oro per il vino.
ARTICOLO COMPLETO SUL NUMERO DEL 26 SETTEMBRE

