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Cronache dalla Via Decia: quel cammino che richiama gente da tutta Europa tra la ‘valle incantata’ e i ‘boschi di ferro’

Entro alla trattoria Bastioli di Teveno per un pranzo veloce in questo bel mese di Agosto. Una delle titolari mi vede e mi chiama. Al bar c’è un signore di Vicenza che ha percorso La Via Decia e che vorrebbe conoscere qualcuno dei promotori del cammino. Mi presento. Mi dice che l’ha fatta in primavera, da solo. Da solo perché – come sanno i frequentatori dei cammini – spesso si parte per avere del tempo per sé, per far venire a galla quel che ci si porta dentro. “Ho percorso molti cammini”, mi dice, “ma questo è forse il più bello di tutti”. E così mi spiega di essere tornato per trascorrere a Schilpario otto giorni di vacanza insieme con la moglie. “Volevo mostrarle questo luogo che mi ha davvero sorpreso!”. Lo ringrazio con un po’ di emozione. Mi emoziona sempre ascoltare persone che hanno visto con i loro occhi la bellezza di quella che io chiamo “la valle incantata”.
Pranzo rapidamente e al momento di ripartire scopro che mi ha lasciato pagato il caffè. Ora devo raggiungere la baita del Quader, uno degli angoli più suggestivi della Valle di Scalve, fra gli abitati di Vilmaggiore e Barzesto. Ho appuntamento con un gruppo di scout di Pisa che in questa settimana stanno percorrendo La Via Decia. Siamo in contatto ormai da settimane. Insieme abbiamo confezionato il loro percorso su misura. Ma non ci siamo ancora incontrati. Mi hanno chiesto di trovarci perché vogliono saperne di più su questa valle. Hanno visto ieri la Diga del Gleno e ne sono rimasti impressionati. Così come vorrebbero sapere di come sia nato questo cammino. Li raggiungo e – cercando di bruciare sul tempo il temporale atteso nel tardo pomeriggio – ci sediamo nel prato. Hanno diciotto, forse vent’anni: pongono domande e ascoltano con grande attenzione.
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