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“Colpire Mussolini. Gli attentati al Duce e gli albori della dittatura fascista”

Esce per Mondadori il muovo libro di Mimmo Franzinelli Colpire Mussolini. Gli attentati al Duce e gli albori della dittatura fascista, che svela dinamiche segrete e conseguenze politiche dei tentativi di uccidere Mussolini attuati tra il 1925 e il 1926. Pubblichiamo di seguito alcune considerazioni dell’Autore per il nostro quindicinale.
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L’impatto sulla vita collettiva degli attentati a leader politici è assai più rilevante di quanto non ci raccontino i testi di storia. Quale sarebbe oggi lo scenario internazionale se la pallottola che ferì Trump all’orecchio durante un comizio in Pennsylvania lo avesse colpito in pieno? E quanto contribuì quell’evento ad alzare gli indici di popolarità in piena campagna elettorale?
La rilevanza di gesti tirannicidi è ancor più rilevante nelle dittature, sia perché il potere si personalizza nella figura del capo sia per la possibilità di un regime di montare grandi provocazioni politiche e/o di manipolare a proprio vantaggio episodi controversi.
Nell’Italia del 1925-26 gli attentati a Mussolini (quello «poliziesco» di Tito Zaniboni del 4 novembre 1925 e i tre di Violet Gibson, Gino Lucetti e Anteo Zamboni rispettivamente del 7 aprile, 11 settembre e 31 ottobre 1926) ne hanno consolidato in modo decisivo il potere, così come l’incendio notturno del Parlamento tedesco (Reichstag), appiccato il 27 febbraio 1933 dallo sprovveduto comunista olandese Marinus van der Lubbe, fornirà ai nazisti il pretesto per approvare il Decreto per la protezione del Popolo e dello Stato (Verordnung des Reichspräsidenten zum Schutz von Volk und Staat), che cancellerà i diritti civili e scatenerà il terrore hitleriano.
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