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Sassi, muretti e pure tetti
Foto di Valle Camonica

Si fa presto a dire muri a secco. Ma chi è ancora capace di costruirli? E soprattutto: chi ha ancora interesse a tenere in piedi gli antichi terrazzamenti tipici dei paesi di montagna, non solo dell’arco alpino, ma di tutto il mondo? Per fortuna oggi c’è di nuovo qualcuno che se ne occupa e che addirittura ha organizzato una scuola per tramandare un’abilità ormai in disuso. È il gruppo culturale “La Sermenza” che opera in una piccola valle laterale della Valsesia e che quest’anno ospita la XXXV edizione degli Incontri Tra/Montani per il 12-13-14 settembre. Il titolo del convegno annuale è “Vivere il paesaggio: l’architettura tradizionale montana e il valore comunitario dell’autocostruzione”. Si apre alle 18 di venerdì con la presenza di tutti i sindaci del luogo e del presidente dell’Uncem Marco Bussone. La conferenza introduttiva è affidata all’antropologo Annibale Salsa sul tema “L’epopea dei dissodatori: la costruzione del paesaggio Alpino”.
Della Val Seriana ci sarà Pietro Invernizzi che illustrerà “Come conservare e tramandare una cultura secolare. Interventi su edifici, coperture in pietra e murature a secco delle valli bergamasche”, mentre, dalla Valcamonica, Mauro Testini parlerà di “Rigenerazione sociale dei paesi di montagna. Esperienza di VioneLAB”.
Ma, detto questo, ha ancora senso propagandare un’architettura che ormai, date le necessità di costruire velocemente e con costi di manodopera ridotti, è ormai stata da tempo abbandonata?
E, per mettere il dito nella piaga, è ancora utile mantenere in piedi i muri di pietra di campi e prati lasciati nell’abbandono più completo e in preda all’inesorabile invasione del bosco che restituisce alla selvatichezza ciò che era stato bonificato con millenni di lavoro dai contadini del neolitico e millenni seguenti?
L’ex sindaco di Vione si occupa, non a caso, di “rigenerazione sociale”. Una bella frase. Ma da dove partire se non si ricrea interesse per il proprio ambiente e per il permanere o addirittura il ritornare a vivere in montagna?
Il “Rapporto Montagne Italia 2025” parla di 100 mila ritorni nelle terre alte nell’ultimo decennio. Analizzando dati socio-economici, spopolamento e ripopolamento, agricoltura, turismo e PIL, evidenziando criticità e opportunità, e promuovendo politiche di sviluppo sostenibile e innovazione, elargisce gratuite speranze.
Insomma, l’Uncem cerca di innestare ottimismo dove prevale malauguratamente il pessimismo più nero, oppure la speculazione più sfrenata. Riusciranno i nostri eroi a vincere questa battaglia che appare impossibile come quella dei romani contro Annibale Barca (221 a.C.)? I segni positivi sono molti: Ostana (Valle Po), Dossena (Val Brembana), Ca Berizzi (Val Imagna), Vione (Valcamonica), Termenago (Val di Sole)…
Il problema principale non sono comunque i muri e i tetti di pietra: è la ricostruzione di una comunità dove la socialità s’è spenta. Se non ci sono persone con progetti concreti e fiducia nell’avvenire, non ci saranno né muri a secco, né tetti con lastre di pietra come a Viso. I sassi continueranno a dormire indisturbati come fanno da alcuni milioni o miliardi di anni. Nessuno li risveglierà dal sonno eterno. R.I.P.