Le chiamano “sale d’attesa”. In realtà sono corridoi e androni dotati di sedie. Seduti pazientemente i… pazienti anziani “attendono” di essere chiamati negli ambulatori. Sono le donne che sbrigano le faccende burocratiche agli sportelli, sono loro che sanno districarsi tra fogli, cartelli, indicazioni, il terzo piano, l’ambulatorio col numerino, lei a che ora ce l’ha la visita?, si informano, ne abbiamo davanti sette prima di noi, vado a prenderti una bottiglietta d’acqua, non muoverti da qui, tanto non ti chiamano, ma non andare in giro. La tentazione del vecchio è quella di andare a vedere i lavori, si vedono dalla finestra e anche sul soffitto ci sono cavi scoperti, lavori in corso, è un classico, cantieri aperti, i vecchi sanno o credono di sapere come andrebbero fatti quei lavori, non in quel modo comunque, non con quella flemma, hanno l’età giusta per ogni critica, ma la figlia (la nipote?) gli ha detto di non muoversi e lui si guarda in giro per cercare di darsi un tono, rivendicare una dignità che sembra perduta, adesso che ti prendono per uno tagliato fuori, sorpassato, inutile, perfino malato. Guarda la signora che è seduta vicino, prende coraggio, lei da dove viene? Tanto per attaccare bottone, che non è uno che sta lì a guardare il cellulare come quelli della fila davanti, tutti col caprone sul telefonino, pronti a schiacciare tasti per scrivere chissà che cosa a chissà chi. Lui aspetta che torni la figlia (la nipote?) con la bottiglietta d’acqua. Sa, dice alla signora, mio fratello è morto la settimana scorsa, ma era più giovane di me, sono andato al funerale, non era sposato e viveva da solo, lo hanno trovato morto, il dottore ha detto che è stato un infarto, non ci parlavamo molto, lui la sua vita e io la mia, cosa vuole, aveva un caratteraccio ma adesso che è morto mi sono accorto che gli volevo bene. La signora lo guarda e sorride al vecchio, è gentile, anche lei ha il marito (il papà?) che è seduto nell’altra fila, non hanno trovato due posti liberi per stare vicini e adesso le tocca ascoltare le storie di questo vecchio che le sta elencando tutti i suoi dolori e spera che la dottoressa gli cambi le pastiglie perché quelle che prende gli fanno male allo stomaco che non digerisce e poi le gambe, le gambe che non lo reggono più ma si vergogna di andare in giro col bastone. Si toglie la giacca perché fa caldo e si scusa con la signora, come fosse un gesto troppo confidenziale. Torna la figlia (la nipote?) con la bottiglietta d’ acqua, bevi che il medico ha detto che devi bere tanto. Il vecchio è imbarazzato, trattato come un bambino, si rimette la giacca che si illude gli restituisca la dignità perduta, adesso che ha bisogno di cure e deve dipendere dagli altri. La porta dell’ambulatorio si apre, l’infermiera chiama ad alta voce, non è il suo cognome, falso allarme, il vecchio non sa quando sarà il suo turno, lo sa la figlia (la nipote?), lei sa cosa si deve fare, lei ha le carte in mano e la tesserina azzurra della mutua, insomma di quello che è adesso che cambiano sempre i nomi delle cose, andiamo al Cup, gli ha detto e lui l’ha seguita paziente, non sa cosa sia per poi scoprire che ci sono gli sportelli, carte da compilare che lui non saprebbe da dove cominciare e magari poi di là dallo sportello si arrabbiano, non ci sente più come una volta e c’è il vetro, meno male che l’ha accompagnato la figlia (la nipote?). Chiamano il suo nome, che poi è solo il cognome che magari da qualche parte, in qualche paese, è stato anche un cognome (e nome) importante, che ha lasciato il segno… ma dai, oggi i segni li cancellano da un giorno all’altro, al funerale qualche parola di ricordo e poi via, che hanno tutti impegni, sono tutti col telefonino attaccato all’orecchio, vanno tutti di fretta. Quando esce si rimette la giacca che aveva lasciato qui fuori, sorride alla signora con cui era entrato in confidenza. Quella per pura cortesia gli chiede com’è andata. Lui restituisce il sorriso, mah, così così, devo fare altre analisi ma mi ha cambiato le pastiglie, sa, non digerivo e la notte giravo come un’anima in pena… Grazie e arrivederci. Probabilmente non si vedranno più, la signora guarda dove sta il marito (il papà?) che sta di là, silenzioso, lui non ha trovato un’anima buona che lo stesse a sentire.
Le chiamano “sale d’attesa”. Di che cosa?

