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Giacomo Cottinelli, nuovo diacono (e futuro sacerdote), l’infanzia alla Cascina Mariet, la missione nel Mato Grosso e quel ‘per sempre’ che fa paura

L’ordinazione diaconale, come pure quella presbiterale, non le vedo come il raggiungimento di un traguardo ma, piuttosto, come un punto d’inizio, l’avvio di un cammino”.
Il diaconato rappresenta l’ultima tappa prima di diventare sacerdote e lui, il 28enne Giacomo Cottinelli, sta vivendo queste giornate settembrine con gioia, emozione e trepidazione, accompagnato dall’affetto della sua famiglia e della comunità parrocchiale di Lovere. Incontriamo questo giovane del 1997 pochi giorni prima della sua ordinazione di sabato 20 settembre nella cattedrale di Brescia. Ci troviamo all’interno dell’Oratorio loverese, che lui ha frequentato da bambino e da adolescente.

La famiglia

Sono per metà loverese e per metà genovese – sorride Giacomo – perché mio papàGiambattistaè di Lovere, mentre mia mamma Gabriellaè originaria di Genova. Oltre a loro, la mia famiglia è composta da due fratelli e una sorella. Siamo quindi una famiglia piuttosto numerosa. La prima parte della mia vita l’ho vissuta a Sellere, frazione di Sovere, alla ‘Cascina Mariet’ delle suore di Maria Bambina. Metà edificio è infatti abitato dalle suore, mentre l’altra metà è a disposizione di una famiglia. È stata una bella esperienza, perché la casa è molto accogliente e c’era un continuo viavai di persone. Quell’ambiente mi ha sicuramente un po’ segnato. Siamo poi tornati a vivere a Lovere”.
La tua è una famiglia religiosa?
I miei genitori sono persone che provano a vivere la loro fede giorno dopo giorno, anche tramite il loro impegno nella vita della Parrocchia. Ci hanno trasmesso questa esperienza di una fede vissuta nella quotidianità, senza fare niente di straordinario, ma cercando di vivere bene ogni giorno, in famiglia e all’esterno; poi, ognuno di noi figli ha accolto tutto questo in modo diverso”.
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