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Siamo partiti quasi un anno fa a pensare questo festival. Volevamo proporre qualcosa di speciale, alzando il livello delle proposte estive. Era un rischio. Abbiamo scommesso sulla richiesta latente, inespressa, di livello culturale. E l’abbiamo vinta. L’avete vinta, dimostrando che anche in periferia non siamo gente che si accontenta. “Non di solo pane (e strinù) vive l’uomo”.
Le migliaia di persone che hanno seguito le prime 4 serate sono il segnale che abbiamo fatto la scelta giusta, anche se apparentemente azzardata. Un po’ come la scommessa di Araberara, il quindicinale più diffuso in tutta la zona e addirittura la provincia. E vogliamo continuare a stupirci con voi. Lo stupore e la meraviglia sono le sole cose che rendono la vita degna di essere vissuta. La serata con Ermal Meta e i giornalisti di Corriere e Repubblica, la serata con Morgan e anche qui i giornalisti sulle tragedie del mondo, la serata con Gene Gnocchi ma prima con Stefano Zecchi e il suo “Resurrezione”. E poi con l’ultima fermata con ‘Guerritore-Nuti’ la meraviglia è esplosa, a dimostrazione che la qualità paga. Qui un frammento (ma ne seguiranno altri) di questo incanto. C’è ancora una fermata, quella con Pietro Orlandi. Ma non è un capolinea, perché il treno ripartirà presto. Insieme a tutti quelli che vorranno salire con noi.