Chiedo scusa in anticipo. Vorrei questa volta parlare della mia conoscenza personale della Nato. Non è una boutade. Premesso che il supremo comando dell’alleanza atlantica in Europa (in inglese SHAPE) è collocato in Belgio ed esattamente a Mons, ho avuto modo di entrare nella base per tre anni consecutivi quasi tutte le settimane. Come direttore della scuola italiana in Belgio avevo due scuole dentro la zona militare recintata e permanentemente sorvegliata: una scuola elementare e due insegnanti inseriti nella secondaria belga per i corsi di letteratura e storia d’Italia dedicati ai figli dei nostri militari. Tenevo, prima di questa esperienza, un ricordo negativo del nostro esercito. I quindici mesi di leva obbligatoria con una disciplina formale e umiliante, soprattutto alla scuola Acs, mi avevano lasciato l’amaro in bocca. Dentro la base Nato invece si respirava un’aria diversa. Innanzitutto, un’attenzione straordinaria al servizio educativo e istruttivo. Il direttore generale del Campus-scuola, Monsieur Laurant, curava giornalmente i rapporti con e tra tutte le scuole presenti a Shape: incontri bisettimanali con tutti i direttori, incontri informali, ma molto produttivi tra insegnanti, seminari annuali di una settimana per i dirigenti presso il sistema scolastico di un paese aderente alla Nato. Ho partecipato personalmente al seminario nella Repubblica Ceka e ho organizzato il seminario a Roma per tutti i colleghi presidi di Shape per conoscere da vicino il sistema scolastico italiano. Nulla a che vedere con il totale disinteresse del nostro Ministero degli Affari Esteri nella persona del Console con funzione di Provveditore. Nulla a che vedere con disinteresse del Ministero della Pubblica Istruzione per i costosissimi e inutili corsi di italiano all’estero (eccezion fatta per l’on. Toja). In Belgio ho constatato di persona l’efficienza del nostro esercito e la preparazione elevatissima dei nostri ufficiali nel loro campo professionale e nella lingua inglese, mentre noi della scuola eravamo mandati allo sbaraglio e senza le competenze adeguate. Grazie al generale più interessato ai problemi scolastici, Carlo Bellinzona, abbiamo offerto prospettive certe alla scuola italiana dentro Shape con il progetto “Capra e cavoli”: scuola al mattino nel nostro edificio, scuola al pomeriggio per tutti i nostri alunni dentro la scuola statunitense. Gli iscritti alla scuola italiana da una decina (con rischio di chiusura) sono passati a più di 40 grazie al progetto. Tutto questo sproloquio per dire che i militari della base Nato praticano una stretta e collaudata collaborazione che fa parte del loro Dna e sono in grado, se i governi danno loro il via libera, per interventi di difesa (“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”) e per interventi di sicurezza per chi è aggredito. Ciò per confermare che il nucleo fondante di un esercito europeo è già lì. È evidente il motivo per cui Putin non voglia la Nato in Ucraina. Non certo per la sua efficienza bellica, ma perché è un esempio di come un esercito europeo e, soprattutto italiano, sappia creare legami molto forti e raccogliere simpatia presso la popolazione. Non è un caso che Enrico Berlinguer preferisse l’ombrello Nato al Patto di Varsavia.


