Il numero dei morti della guerra di Gaza cresce ogni giorno. Una parte dell’opinione pubblica italiana è esasperata e sottoproduce reazioni patologiche: qualcuno vuole interrompere i rapporti con le Università israeliane, qualcun altro interdire la partecipazione di atleti israeliani ad eventi sportivi, qualcuno vietare persino le medicine di aziende israeliane. Non credo che queste reazioni malate nascano – salvo eccezioni – all’antisemitismo. Sono il frutto dell’ignoranza della Storia e della geografia politica del ‘900. Tale ignoranza sostiene che Israele è uno Stato abusivo, prodotto di un innesto neo-coloniale violento. Pertanto, non ha il diritto di esistere come Stato. Perciò ogni forma di lotta contro tale presenza è legittima, perché di fronte all’oppressione tutto è lecito. Così da decenni Israele è vittima di attentati terroristici nelle strade e sugli autobus, di rapimenti di ostaggi, di attacchi missilistici, fino al pogrom del 7 ottobre 2023. Danno fastidio alle nostre anime belle, ma sono assolutamente giustificabili sul piano etico. Nel corso della Resistenza italiana i partigiani non hanno forse praticato ogni forma di lotta, dall’attentato individuale a quello di via Rasella, dal sequestro di ostaggi alla tortura dei prigionieri nemici, alla fucilazione dei traditori veri o presunti?
È vero che non esiste nessun “diritto al ritorno”, come invece sostiene l’integralismo ebraico: Nessun diritto né biblico, né islamico, né latino, né greco, né saraceno, né tedesco, né polacco, né dalmata, né “palestinese”… Se dovesse valere questo sedicente “diritto”, la Storia sarebbe un fiume di sangue sempre in piena: i gruppi umani tenterebbero di riavvolgere gli eventi. Il fatto è che nessun popolo o etnia è indigeno: tutti provengono “da altrove,” tutti hanno sottomesso o annientato chi abitava il territorio prima di loro. Così è andata la storia umana. Da sempre. Tuttavia, a partire dalla pace di Münster-Osnabrück – la Pace di Westphalia del 1648 – è stato introdotto il principio del riconoscimento reciproco degli Stati-nazione. Questo è l’unico fondamento della legittimità degli Stati. Ripetutamente violato dalle guerre fino ad oggi, il principio dell’intangibile sovranità degli Stati resta l’unico principio-guida, che impedisce ai popoli di continuare a uccidersi in nome del passato.
Lo Stato di Israele è nato così: dalla Risoluzione n. 181 – Piano di partizione della Palestina – dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, approvata il 29 novembre 1947. Essa prevedeva: la divisione del territorio in due Stati indipendenti, uno ebraico e uno arabo, Gerusalemme amministrata sotto regime internazionale, un’unione economica tra i due Stati. La risoluzione fu approvata con 33 voti a favore, 13 contrari e 10 astensioni. Israele la accettò, mentre la Lega araba ha sempre rifiutato la creazione di uno Stato ebraico. Dal 1948 ad oggi la Lega araba ha tentato più volte di distruggere lo Stato di Israele, dalla guerra del ’48 a quella del 1967, a quella del 1973. Nel 1964 la Lega araba fondò l’OLP – l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina – per condurre la lotta armata contro Israele sul territorio, fatta di attentati ai civili e ai militari, sequestri di aerei e di navi, lanci di missili, rapimenti di ostaggi. Hamas è solo l’ultimo atto di questa strategia, mentre alcuni Paesi arabi – Egitto, Giordania, Marocco, Emirati Arabi Uniti, Bahrein – hanno riconosciuto lungo i decenni l’esistenza dello Stato di Israele. Ma la Lega araba ancora no.
Difficile negare, a questo punto, ad Israele il diritto di difendere la propria esistenza contro forze che dichiarano apertamente di volerlo eliminare dalla carta geografica. Perché Hamas non ha restituito gli ostaggi del 7 ottobre, mentre Israele ha aspettato 14 giorni prima di andarli a cercare? Se Hamas avesse liberato subito gli ostaggi del 7 ottobre, non ci sarebbe stato un solo morto in più. Perché nessuno degli indignados nostrani ha mai manifestato per chiederne la liberazione?
Si può trattare con un nemico che ha come scopo statutario quello di farti a pezzi? In questi vent’anni sono arrivati a Gaza 40 miliardi di dollari, i nostri Euro compresi. Sono stati spesi per scuole e ospedali o per costruire tunnel e arsenali di Hamas? Se Hamas usa i civili e le strutture civili come scudi umani e ne esalta il martirio, perché porta vantaggi alla causa, chi è responsabile delle migliaia di morti? Domande che tutte le anime belle rifiutano ostinatamente di porsi.


