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Benedetta gente

L’estate sta finendo e se ci siamo fatti delle illusioni sui cambiamenti e i ripensamenti il vento dell’autunno le spazzerà via. Tra le miserie delle nostre beghe di paese, come direbbe Catone, “ceterum censeo” che Netanyahu (da non confondere con la popolazione ebraica, buona parte della quale lo contesta dall’interno) debba essere fermato. Le sue motivazioni di sconfiggere il terrorismo di Hamas con le bombe, sarebbe da paragonare al radere al suolo la Sicilia con tutti i siciliani con la scusa di voler debellare la Mafia, dopo le stragi di rappresentanti dello Stato.
Mi è stato passato questo messaggio da un prete. Sono le testimonianze struggenti del Dott. Ezzideen (medico e scrittore) da Gaza.
«Non c’è internet. Nessun segnale. Nessun suono. Non c’è mondo oltre questa gabbia. Ho camminato per trenta minuti tra macerie e polvere. Non cercando una via di fuga, ma un frammento di segnale, giusto il necessario per sussurrare: “Siamo ancora vivi”.
Non perché qualcuno stia ascoltando, ma perché morire senza essere ascoltati è la morte definitiva.
Gaza ora è silenziosa. Non di pace, ma di annientamento. Non un silenzio di immobilità, ma di soffocamento. Hanno tagliato l’ultimo cavo. Nessun messaggio viene trasmesso. Nessuna immagine arriva. Persino il dolore è stato proibito.
Sono passato accanto ai cadaveri di edifici, di case, di uomini, alcuni respiravano, altri no. Tutti cancellati dalla stessa mano che ha cancellato le nostre voci. Questo non è solo un assedio di bombe. È un assedio della memoria: una guerra contro la nostra capacità di dire: “Noi eravamo qui”. I bombardamenti non sono mai cessati, soprattutto a Jabalia. Bombardano le strade dove i bambini chiedono cibo. Bombardano le file dove le madri aspettano la farina. Bombardano la fame stessa. Niente cibo. Niente acqua. Nessuna via d’uscita. E coloro che ci provano, coloro che cercano aiuto, vengono abbattuti. Qui si muore, e nessuno lo sa. Non perché le uccisioni siano cessate, ma perché la distruzione della connessione è avvenuta. Internet è stato il nostro ultimo respiro. Non era un lusso; era l’ultima prova della nostra umanità. Ora non c’è più. E nell’oscurità, massacrano senza conseguenze. Ho trovato questo debole segnale e SIM come un morente trova una vampata di fuoco. Sono rimasto sotto un cielo squarciato, rischiando la morte, non per essere salvato, ma per inviare questo. Un singolo messaggio. Un’ultima resistenza. Se state leggendo questo, ricordate: Abbiamo camminato nel fuoco per dire la verità. Non siamo rimasti in silenzio. Siamo stati messi a tacere. E quando il cablaggio sarà ripristinato, la verità trasparirà, e il mondo saprà cosa ha scelto di non vedere». Palestinesi, arabi, a qualsiasi etnia appartengano, sono persone, uomini, donne, bambini. Non serve a niente, ma rompere il silenzio fa stare meglio. Almeno moralmente.