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Al Passo della Manina

Qualche giorno dopo Ferragosto, in una mattina di sole, mi sono avventurata a piedi dal paese della Nona per raggiungere la chiesetta al Passo della Manina, in Val di Scalve. Chi ha fatto questa strada forse si sarà imbattuto come me in un cartello che, a pochi metri dall’inizio della camminata, propone una deviazione tra i boschi: la Via Alta. Una nota aggiuntiva sul pannello di legno invoglia i viaggiatori promettendo un percorso più fresco e ombreggiato perfetto per i giorni estivi. Senza pensarci più di tanto, mi sono incamminata.
La strada, dopo poco, cominciava a salire erta, fresca sì ma ripida in mezzo ad alti pini. Il sentiero cosparso di pigne e radici era buio e silenzioso e si arrampicava sul fianco della montagna in maniera sempre più verticale. Dopo mezz’ora ero completamente immersa tra piante altissime senza mai sbucare da nessuna parte. Perché avevo preso quella strada? Mi punzecchiava la mia testa. Non passava nessuno. Una liquirizia un po’ ammorbidita mi faceva compagnia, ne ascoltavo la dolcezza scendere in gola mentre guardavo un po’ verso l’alto cercando di scorgere la fine del bosco e un po’ verso il basso per lo stesso motivo. Mi trovavo nel mezzo.
In questo punto un po’ esposto verso un ripido tratto di selva. Volevo arrivare alla chiesetta, lo volevo davvero ma mi sembrava di aver sbagliato qualcosa. Ad un certo punto ho deciso di tornare sui miei passi. Mi sono voltata velocissima, quasi fossi rincorsa da un lupo o da un orso. Ero spaventata. Ma da lì a poco ero di nuovo al mio cartello ammaliatore. “Ricordati di respirare” mi sono detta. Poi ho guardato nuovamente l’incrocio e ho preso la strada assolata.
Dopo pochi metri la mulattiera conduceva i miei passi incerti sempre più in alto tramite dolci curve a zigzag. Il paesaggio verdissimo si schiudeva come una conchiglia scoperchiata da vento fresco di montagna. Alla mia sinistra la Presolana a tendermi la mano durante la salita. A destra un paracadute di fitti pini a cuscinetto. E in alto la chiesetta a fissarmi come un piccolo premio messo in palio dal cielo.
Un allegro via vai di camminatori per farci coraggio a vicenda nella fatica. Lo so che volete sapere se sono arrivata in cima fino alla chiesetta e la risposta è: sì ma, come avete letto, non senza difficoltà e sbagliando percorso. Ho dovuto valutare bene la strada giusta per me. E quando sono stata alla chiesetta, ho appoggiato la mano sul muro, ho guardato l’infinito panorama che la circonda e la corona di imponenti cime, ho deciso che per me era troppo in alto e me ne sono tornata a valle. Il mio panino me lo sono gustata a una quota più bassa rotolandomi tra le margherite profumate e i campanacci delle mucche, al sicuro tra le braccia della montagna. Il traguardo disegnato per me.