Il ricordo di Matilde: “Eri una tempesta di luce…”
Il sole. L’estate. Meno di 15 anni. Un futuro infinito. Il sorriso. Gli amici. La scuola. L’oratorio. La pallavolo. La gattina Lulù. Mamma. Papà. I parenti. Gli amici. Le albe. Le gite sul pullman. Il mare mosso. Le nubi che corrono. Le strade in salita. Le discese a perdifiato. Gli abbracci. I libri. Una canzone urlata. Le strofe del Paradiso. Il canto e l’incanto. L’andata e il ritorno. Un trancio di pizza e un gelato alla crema. E potremmo andare avanti all’infinito. Che poi qui è finito. Ma quello che qui sembra finito lassù non lo è. Così dicono. E cosi è. Perché altrimenti non si spiega nulla. Che poi non va nemmeno spiegato. Va sentito. Annusato. Ascoltato. Respirato. “Eri unica, hai riempito la mia vita di colore: eri una tempesta di luce. Ora la casa sembra vuota senza di te e Lulù, la tua gattina, ti sta cercando”. Lo ha detto mamma Carmen il giorno del funerale di sua figlia, di Matilde. Quella tempesta di luce che rimane dentro, a illuminare, scaldare, dare forza a tutti quelli che l’hanno conosciuta.
Da Resilienza
«La mia Matilde era bella come il sole». È con queste parole semplici e immense che un padre, Achille Valeri, stringe tra le mani il ricordo della sua bambina di appena 14 anni.
Una frase che racchiude tutta la vita, tutta la luce, tutta l’essenza di una figlia che non c’è più. Perché il sole è luce, è calore, è sorriso. E Matilde era proprio questo: un raggio che illuminava ogni stanza, che sapeva scaldare il cuore di chi le stava accanto.
Era estate, una giornata come tante altre. Una vacanza, un momento di spensieratezza, il mare a Duna Verde, a Caorle. La sabbia sotto i piedi, la gioia di stare insieme, di respirare l’aria leggera delle ferie. Poi, in un istante, tutto si è spento. Il cuore di Matilde ha ceduto, senza un avviso, senza un perché. Un arresto cardiaco, improvviso, crudele, che ha portato via la vita di una ragazza che avrebbe dovuto avere davanti a sé solo sogni da realizzare, viaggi da fare, risate da regalare.
Troppo giovane per morire così. Troppo giovane per lasciare un vuoto che nessuno potrà mai colmare.
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