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Scalve, la valle dei tre Papi

Ben tre futuri Papi sono passati in Val di Scalve: Giovanni XXIII, Paolo VI e Leone XIV. In cima alla Presolana arrivò anche Pio XI.

Se uno vuol diventare Papa non ha che fare un giro in Val di Scalve. Perché, se due possono essere definite coincidenze, con la terza diventano una prova. Si scherza, ovviamente. Ma resta il fatto che ben tre futuri Papi sono passati in valle: Giovanni XXIII, Paolo VI e Leone XIV. Poi, volendo forzare appena un po’ la storia, in cima alla Presolana, quindi con l’opportunità di guardare giù tutta la val di Scalve, andrebbe citato anche Pio XI, il “papa alpinista”, salito in Presolana, da giovane prete, don Achille Ratti, da Castione (4 ottobre 1888).

Roncalli ad Azzone e Vilminore

Risaliamo nel tempo. Don Angelo Roncalli, il futuro Giovanni XXIII, viene in val di Scalve nelle due estati del 1923 e 1924. In realtà in valle, ad Azzone, c’era stato anche nel 1920, il 1° novembre. C’è una lapide che ricorda questa visita, in occasione della prima Messa del giovane sacerdote Giovanni Santi, “reduce della grande guerra”. È stato segretario del Vescovo Radini Tedeschi dal 1905 fino alla morte del vescovo, il 22 agosto 1914. Ha fondato a Bergamo la “Casa dello Studente”, è Direttore Spirituale del seminario Vescovile, due mesi prima di salire ad Azzone è stato relatore al VI Congresso Eucaristico Nazionale tenutosi proprio a Bergamo.

Nella sua “Casa dello Studente” ospita giovani che saranno anche avviati al sacerdozio nel vicino Seminario di Colle S. Giovanni. Fatto sta che la sua prima visita in Val di Scalve è datata appunto 1° novembre 1920. Il mese dopo sarà chiamato a Roma a “Propaganda Fide” e da lì inizierà la sua “carriera” diplomatica.

Fatto sta che tre anni dopo tornerà in Val di Scalve, questa volta a Vilminore, in casa di Ernesto Bonicelli. Era successo che alla “Casa dello Studente” aveva ospitato un chierico, tenente reduce della grande guerra dove era stato fatto prigioniero a Caporetto. Si chiamava Pietro Bonicelli. Stava attraversando una crisi, aveva visto massacri che lo avevano scosso anche nella fede, pensava di non farsi più prete.

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