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Moicano, il risvolto dell’intervista

Una donna tutta di un pezzo, fedele al marito. L’impressione dei suoi “ho rimosso la memoria” contrastava con i ricordi precisi di episodi personali. L’impressione è quella di una donna tutta di un pezzo che ha avuto la consegna del silenzio. La casa piena di libri e adesso completamente vuota. Le è rimasta solo quella foto che ha fatto ingrandire, come l’avesse nascosta o strappata a chi ha portato via tutto. Il fatto dei regali (“compriamo tutto insieme”) potrebbe nascondere il semplice fatto di non lasciare tracce. Il personaggio, l’unico, che veniva a parlare con il Moicano (“più vecchio di lui”) era probabilmente legato ai servizi segreti inglesi. Il Moicano ad un certo punto si definisce “ex comunista”, la vedova dice che hanno sempre votato comunque a sinistra “anche se mio marito non era d’accordo sugli ultimi sviluppi del partito” (comunista). Una vita segregata e secretata. Come siamo riusciti ad arrivare alla vedova, al nome, alla tomba? Beh, è una storia complicata, fatta di indizi, di tentativi. Fino al momento in cui la vedova ci ha mostrato la foto eravamo ancora nel dubbio, poteva essere una pista sbagliata. Abbiamo aspettato mezz’ora prima di fare la domanda sul nome di battaglia. La vedova ha negato il nome di “Toriello”, ma ci ha guardato quasi sorpresa al nome di ‘Moicano’. Da lì si è fatta guardinga. Al nome di Rovetta c’è stato qualche secondo di silenzio, poi ha negato di aver sentito il nome del paese, mentre ricordava Clusone.

E veniamo all’università, alla frequentazione della facoltà di medicina. Alla fine degli anni Sessanta il Moicano ha 53 anni, l’Africa è probabilmente solo un sogno di gioventù, a che gli serve una laurea?

Probabilmente torna in “servizio” (segreto) per i suoi committenti, gli inglesi. Sono anni bollenti, è il mitico ’68 e gli anni successivi sono quelli in cui nasce il terrorismo. E c’è sullo sfondo anche la partecipazione di Paolo Poduje, col vero nome, alla lotta partigiana nel Veneto, coinvolto anche in alcuni episodi riallacciabili alle foibe.

C’è sempre quel file secretato da aprire a Londra. Come lo sappiamo? Attraverso un contatto di un agente dei servizi segreti, che tuttavia si è trovato con notizie sufficienti a metterci sulla pista giusta, dopo che Giuliano Fiorani di Lovere (che ringraziamo) ci aveva dato gli indizi giusti. Ma, come ci hanno detto, pensavano che non saremmo arrivati a niente. Emerge da questa storia, che può perfino proseguire, la figura di un uomo di altri tempi, di quelli che la loro gioventù l’hanno vissuta pericolosamente, che hanno rinunciato a una vita normale anche nella vecchiaia, fedeli alle consegne. Non ha mai lavorato, dal 1945 in avanti, Paolo Poduje. La pensione di cui parla la vedova poteva essere integrata. A lei, comunque, una donna con sangue austriaco e carattere (nello stereotipo) conseguente, forse il marito non ha raccontato tutto. Oppure lei lo ha amato al di là del bene e del male, come soltanto certe donne sanno amare.