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Fior di fragola

Anche le vacanze cominciano ad essere un po’ un problema. Più sono lunghe più mi sembrano corte, soprattutto se proporzionate a tutto l’anno di intenso lavoro. Cosa sono quindici giorni di libertà, strappata con le unghie e con i denti, dopo aver passato 11 mesi e mezzo a fare le corse e a far fronte a problemi? La mia vicina di casa, parlando di questa faccenda, ha ventilato l’ipotesi che il tempo delle vacanze vada realmente più veloce rispetto a quello lavorativo. Me l’ha confidato sul balcone qualche sera fa e sono scoppiata a ridere. Ma lei sembrava crederci davvero. Il fatto è che dentro due settimane vorremmo stringerci troppe cose: riposo, divertimento, faccende domestiche, rapporti sociali trascurati in tutto il resto dell’anno e pure un po’ di sport. Ormai le ferie somigliano ai sacchetti bio del supermercato, indispensabili e strapieni di tutto. Propensi al buco. Che se ci infili ancora qualcosa va tutto a rotoli sul pavimento. Questa estate mi sono ritrovata per caso e per soli due giorni in una piccola cittadina con uno stabilimento balneare anni ’70. E ho avuto un’illuminazione. Case del secolo scorso, un tabacchino che vende dalle ciabattine da spiaggia alle citronelle e dai giornali alle bibite fresche. Un mini-market casalingo con due signore locali simpaticissime che forniscono focacce e colazioni. Una pizzeria da asporto e una sala giochi pazzesca. Per cinque euro puoi avere otto gettoni e ritornare all’infanzia per sfidare i tuoi amici a flipper, provare a pescare un peluches con una mano meccanica rotta o saltare sui materassi elastici mentre mandi a quel paese mentalmente tutti i tuoi clienti. E poi c’è semplicemente il mare. Salato, piatto e immensamente blu. Non ci sono calette dove un cocktail ti costa quindici euro e una sdraio con due lettini cinquanta. Ma puoi stendere il tuo asciugamano e mangiarti un club sandwich mentre i vecchietti dietro di te giocano a bocce nella sabbia. Sì cresce e si diventa adulti ma certe cose non cambiano. Mi sa che l’unico modo per resistere è, senza mai ammetterlo, rintanarsi in un asilo per adulti. Dove giocare con la palla in acqua, ascoltare favole di pescatori su abissi e su balene, colorare le pagine di una rivista di enigmistica, fare il riposino dopo pranzo e poi mangiare un Fior di Fragola al risveglio. Oppure un Cucciolone. In qualche posto rimasto fermo al palo, che poi non è così male. A me è capitato e sono state ore fantastiche. Mi sono sentita fuori dal mondo e al centro dei miei desideri. Libera di fare le vecchie vacanze al mare che si facevano una volta. Senza niente di speciale ma che poi diventano speciali veramente perché non assomigliano a quello che vogliono fare tutti gli altri ma solo a quello che hai bisogno di fare veramente tu. Il tempo più bello.