Logo
Benedetta gente

C’è sempre un muretto su cui sedersi e far riposare i sentimenti, che poi è una scusa per non dire che uno non ce la fa più e deve rifiatare. C’è un vecchio che si avvicina sul sentiero, si appoggia al bastone quanto basta ma l’impressione è che ne possa perfino fare a meno. Si siede. Convenevoli di buona educazione d’antan. “Noi vecchi ormai siamo tagliati fuori”. Già, viene in mente quello che abbiamo scritto più volte, l’Italia sarà un paese di vecchi, ma non è un paese per vecchi. “Guarda che dopo gli 80 ti considerano un rottame”. Bella consolazione, dico in battuta, allora tra pochi giorni vengo rottamato anch’io. Mi guarda, “Io faccio i novanta tra qualche mese”. Condivisione di pessimismo. Macché. “Io qui ci torno a respirare. Tutta ‘sta gente che corre, corre, hanno tutti fretta, ma dove corrono che non sanno nemmeno dove vogliono andare. Vanno a morire e hanno fretta di farlo”. Una botta di filosofia di vita. “Una volta ai vecchi noi portavamo rispetto, ecco, basta questo, rispetto, per quello che avevano fatto, anche per quello che avevano solo pensato di fare, non si riesce sempre a fare quello che hai in testa, ma delle volte serve sapere perché non sei riuscito a farlo. Tutta ‘sta gente che nemmeno ti guarda, ecco, corre, crede di sapere tutto, e hanno sempre davanti questi aggeggi che vedo hai anche tu, i telefonini, corrono e nemmeno guardano il panorama, nemmeno alzano la testa, corrono e guardano il telefonino che magari poi inciampano e cadono. Vengo su in cascina a respirare, guardo dove c’erano i prati e vedo solo bosco. Il bosco è bello, ma è segno che abbiamo abbandonato tutto e la natura si riprende quello che avevamo fatto. Veramente il bosco è solo sterpaglia che non si riesce nemmeno a entrarci. La natura ha i suoi tempi e sono lenti, ma arrivano, prima o poi arrivano. Noi andavamo al passo con i tempi della natura, ma se adesso tutti corrono la natura resta indietro. Ma nemmeno, si prende il suo tempo, prima o dopo vince lei”.

Passano escursionisti, gruppetti, gente che a noi sembra giovane, con la nuova moda delle racchette da sci a supporto. “Io il bastone adesso lo adopero perché non si sa mai, potrei anche farne a meno, ma lo porto per sicurezza, a novant’anni non ho più le gambe di una volta”. Due si fermano, sembrano arrivati a fine corsa. Scherzo, chiedendo loro se dobbiamo chiamare il soccorso alpino, magari arriva l’elicottero… Veramente in cronaca anche in questi giorni ci sono morti precipitati sui sentieri di montagna. “Noi in montagna ci andavamo per fare legna, per funghi, per il fieno magro. Adesso ci vanno a cercare non sanno nemmeno loro cosa, ma non sono abituati, credono sia facile come sulle strade di città e poi capita la disgrazia”.

Penso di aver ripreso fiato, potrei riprendere il sentiero che porta su in alto, da qualche parte, da dove guardare giù in basso il brulicare di quella gente di cui parla il vecchio, che corre e corre. In fondo, tornato giù, riprenderò a correre anch’io. Verso cosa non saprei nemmeno io dirlo. E mi viene la tentazione di restare lì, seduto sul muretto ad ascoltare quel vecchio che suppongo non abbia studiato filosofia ma la pratica. Poi mi viene in mente che sembra una rimpatriata di combattenti e reduci di battaglie mai combattute. Ci salutiamo con la cortesia che si ha ancora tra anziani. Rispetto.