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Bagni di umiltà

Guardare il cielo è un’esperienza che insegna l’umiltà. Anche la Terra dovrebbe guardare il cielo, ogni tanto, spesso. Per scoprire che non è altro che un chicco di grano in mezzo a un infinito.

Che inseguiamo pure territori che qui sembrano sconfinati e invece confinano nel fine che è finito prima di finire. Proprietari momentanei di una frazione del puntino. E per infliggere crudeltà inflitte agli abitanti di un angolo di questo pixel di universo.

Il cielo è altro. Ti fa bagni di umiltà. Ti riempie di quell’anonimato dove sei davvero e completamente libero. Il cielo è così intenso in queste notti d’estate: quando spengo le voci e le parole e mi ci rifugio senza niente attorno che è il tutto e con il tutto attorno al niente.

E del resto chi se ne importa. Anche di chi ti vede guardare il cielo per ore e pensa che ti si è spento il cervello. Io non soffro di disturbi mentali… me li sto godendo tutti.