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L'INTERVISTA – Remo Morzenti Pellegrini, le Università americane e gli studiosi bergamaschi al tempo di Trump: “Non basta accogliere: bisogna saper integrare, valorizzare e soprattutto trattenere i talenti. È il momento giusto per investire su sè stessi”

Luca Mariani

«Le università sono presìdi democratici, non strumenti di consenso.» Afferma Remo Morzenti Pellegrini, Rettore dell’Università di Bergamo dal 2015 al 2021 e attuale Professore ordinario di diritto amministrativo, nel Dipartimento di giurisprudenza della stessa UniBg. Intanto negli Stati Uniti d’America il presidente Donald Trump minaccia i campus statunitensi di tagliare i fondi pubblici, di cancellare miliardi di dollari destinati agli atenei se non verrà concesso al governo il potere di influenzare i programmi, i criteri di ammissione, la ricerca e l’amministrazione delle università. Il Tycoon accusa i campus di antisemitismo, perché a suo dire hanno fatto troppo poco per frenare le manifestazioni pro-Palestina dei mesi scorsi. Ma questa linea presidenziale ha trovato l’opposizione dell’università di Harvard, che ha fatto causa all’amministrazione statunitense accusandola di aver violato i suoi diritti costituzionali. Dopo la decisione del prestigioso campus del Massachusetts, una decina di altri atenei hanno scelto di opporsi ai disegni di Trump. Così in Italia e in Europa si è cominciato a parlare dell’opportunità per le istituzioni accademiche nostrane di attirare tutti quei cervelli, professori, ricercatori, studiosi e studenti in fuga dagli Usa o espulsi dal governo repubblicano perché accusati di essere immigrati irregolari. Però il 12 maggio, in tutte le università italiane c’è uno sciopero contro il precariato e il definanziamento verso la ricerca pubblica.

Professor Morzenti Pellegrini, quanto è pericoloso il taglio di fondi verso le università minacciato da Trump?

«Il taglio di fondi pubblici a un’università, soprattutto quando avviene come reazione a posizioni politiche o ideologiche, è sempre un segnale allarmante, in qualsiasi sistema democratico. Le università sono luoghi di formazione e ricerca, di pensiero critico, di pluralismo e di confronto, non istituzioni da uniformare. Ogni tentativo di condizionare l’autonomia accademica, anche in modo indiretto, rischia di compromettere la funzione più alta dell’università: formare cittadini liberi, consapevoli, capaci di pensare e non solo di eseguire.

L’annuncio del presidente Trump riguardo la riduzione dei fondi federali o la rimozione di benefici fiscali per le università, come nel caso di Harvard, è una minaccia che pone in evidenza un aspetto cruciale: l’autonomia e l’indipendenza delle università sono fondamentali per il loro corretto funzionamento. Anche se non si tratta ancora di una misura definitiva, il principio che sta alla base di tali minacce è rilevante, poiché riguarda la possibilità di influire sul modo in cui le università gestiscono la loro attività di ricerca e formazione.

In ogni caso, la vicenda va oltre il contesto specifico degli Stati Uniti: solleva riflessioni più ampie sull’importanza di garantire che le università possano continuare a operare in libertà, senza rischiare di subire pressioni che ne influenzino la missione educativa e scientifica.»

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