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I DAZI SUI VINI – Moscato di Scanzo: “Lo zoccolo duro lo abbiamo qui ma questi attacchi non vanno bene”. Valcalepio: “Siamo preoccupati per lo sconvolgimento indiretto”. Franciacorta: partner e bevanda ufficiale degli Emmy Awards il marchio più a rischio

di Luca Mariani

Era il 13 marzo quando Donald Trump aveva annunciato dazi doganali del 20 per cento su alcolici e vini prodotti nei paesi dell’Unione Europea. Così, per il timore che questa super-tassa minacciata dal quarantasettesimo presidente degli Stati Uniti entri in vigore già ad inizio aprile, nelle scorse settimane, migliaia di bottiglie italiane pronte per essere imbarcate sulle navi che le avrebbero consegnate negli Usa sono restate bloccate nei porti o ancor prima nelle cantine.

A fermare liquori e vini italiani è l’incertezza sulla data di inizio e su come verrà applicato il dazio. C’è il timore che i carichi in partenza dalla penisola arrivino dall’altra parte dell’oceano Atlantico troppo tardi e vengano bloccati prima di sbarcare.

«Visti i bassi quantitativi che esportiamo, noi non siamo preoccupati. Però non è una bella situazione.» Commenta Francesca Pagnoncelli Folcieri, rieletta presidente del Consorzio di tutela Moscato di Scanzo: «Questi continui attacchi al mondo del vino, a livello di percezione, non fanno bene a nessuno

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