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benedetta gente

“Venite padroni della guerra / voi che costruite i grossi cannoni / voi che costruite gli aeroplani di morte / voi che costruite tutte le bombe / voi che vi nascondete dietro i muri / voi che vi nascondete dietro le scrivanie (…)  / Voi che non avete mai fatto nulla / se non costruire per distruggere / voi che giocate con il mio mondo / come se fosse il vostro piccolo giocattolo…” (Dylan).

Attenzione a non sbagliare bersaglio, adesso tutti addosso all’Europa che vuole riarmarsi per difendersi, ma non unita, in ordine sparso, ognuno per conto suo, praticamente un ossimoro se la chiamiamo Unione Europea. Ma chi gioca a risiko col pianeta sono altri, sono altri i signori della guerra, l’Europa è “un’espressione geografica” come disse Metternich dell’Italia frantumata allora in tanti staterelli. Così è l’Europa, che non è affatto “una d’arme, di lingua, d’altare” come direbbe Manzoni. Non di lingua (24 lingue diverse su 27 Stati), non d’altare, con religioni tra loro divise (prima di tutte quelle “cristiane”) con la pretesa della verità assoluta, non “d’arme” visto che perfino nell’evidenza dell’abbandono dello scudo protettivo statunitense, la decisione è un “riarmo” dell’ognuno per sé, dell’ognuno si faccia gli affari suoi.

Ma sui social si è scatenata una vera guerra delle parole in nome della verità posseduta da ognuno di noi. Il cantautore Vecchioni insultato e sbeffeggiato per non aver citato tra i grandi della civiltà occidentale scrittori e poeti della letteratura russa e nordamericana, che si faticherebbe comunque a inquadrare come “pacifisti”: citato tra gli “assenti” dall’elenco Hemingway, che oggi armerebbe la sua “barca” come fece durante la guerra contro i nuovi “nazismi” e “fascismi” che davvero stanno trattando il mondo come un giocattolo tutto loro.

Certo pacifismo di principio, a tutto tondo, è umanamente sostenibile. Gesù, come Socrate, era pacifista. Sono stati tutti e due ammazzati. Si cita Gandhi ma non aveva a che fare con Putin e Trump, ma con gli inglesi, così come Mandela. Socrate e Gesù hanno comunque vinto a loro modo, la nostra civiltà è basata su quello che hanno detto, anche se non hanno mai scritto una parola e conosciamo il loro pensiero per interposta persona, Platone, Aristotele e Senofonte e per Gesù gli Evangelisti.

Ma sono state vittorie di pensiero, che non hanno mai purtroppo fermato una guerra ( ci sono state addirittura “guerre sante”), là dove il dispotismo fa aggio sulla democrazia usandola a suo uso e consumo.

I social non aiutano, sono (a nostra insaputa) manovrati, ci lasciano dire quello che ci fanno credere.

E allora un solo antidoto: ce lo dà Bertolt Brecht che sembra fotografare quello che ci sta succedendo: “Sia lode al dubbio (…)  / vorrei che foste accorti, che non deste / con troppa fiducia la vostra parola / Leggete la storia e guardate / in fuga furiosa invincibili eserciti. / In ogni luogo / fortezze indistruttibili rovinano/ e anche se innumerabile era l’armata salpando / le navi che tornarono / le si poté contare. (…) Sono coloro che non riflettono / a non dubitare mai / Splendida è la loro digestione / infallibile il loro giudizio /. Non credono ai fatti / credono solo a se stessi. / Se occorre, tanto peggio per i fatti (…) Con coloro che non riflettono e mai dubitano / si incontrano coloro che riflettono e mai agiscono. / Non dubitano per giungere alla decisione, / bensì per schivare la decisione. / Le teste le usano solo per scuoterle. / Con aria grave mettono in guardia dall’acqua / i passeggeri di navi che affondano. / Sotto l’ascia dell’assassino si chiedono se anch’egli non sia un uomo. (…) Tu, tu che sei una guida, / non dimenticare che tale sei, / perché hai dubitato delle guide! / E dunque a chi è guidato permetti il dubbio!”.

Si ripete la storia dei capponi di Renzo Tramaglino. (Come, chi era costui? Non mi fate il don Abbondio con Carneade). Presi come compenso in natura per un parere legale, le quattro bestie malcapitate, unite nella cattiva sorte, “s’ingegnavano a beccarsi l’una con l’altra, come accade sovente tra compagni di sventura”. A testa all’ingiù.