Il fine vita, la Toscana prima Regione ad introdurre la legge. La parola a chi è malato
La Toscana è la prima Regione d’Italia ad introdurre una legge sul fine vita. Ci aveva già provato qualche mese fa il Consiglio Regionale del Veneto, dove la proposta di legge vantava anche il sostegno del suo Governatore, Luca Zaia. Il tema è delicato e sorprendentemente divisivo e mette in risalto, con prepotenza, una forte contrapposizione. Da un lato, il dolore e le sofferenze delle persone coinvolte, dei malati privati della dignità di esseri umani e dei loro familiari.
Dall’altro, l’incapacità dello Stato, almeno fino a questo momento, di dare una risposta ai suoi cittadini. Quando si parla di fine vita dobbiamo distinguere: l’eutanasia, cioè la morte procurata intenzionalmente attraverso la somministrazione di farmaci. In questo caso, è la persona a scegliere di morire in un momento in cui è cosciente e in grado di capire le conseguenze della sua richiesta. In Italia l’eutanasia è un reato (omicidio del consenziente – art. 579 c.p.).
Il suicidio assistito, invece, è la pratica che conduce alla morte di una persona che ne fa richiesta e che si somministra da sola il farmaco letale. Come per l’eutanasia, chi fa la richiesta deve essere nel pieno possesso delle sue capacità. In Italia, il suicidio assistito è consentito solo grazie ad una sentenza della Corte costituzionale (242/2019) i cui principi sono stati ribaditi da un’altra sentenza della Corte costituzionale (la sent. 135/2024).
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