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benedetta gente

Non ci può essere carnevale senza la quaresima. Che è fastidiosa per questo mondo che sogna davvero che “sarà festa tutto l’anno” (Dalla). Le ceneri? Quando mai ci cospargiamo di ceneri che sta per pentirsi di qualcosa che presuppone valori morali, etici, condivisi. Cancellati i peccati, si perseguono a malapena i reati, basati su leggi umane che cambiano secondo convenienze, nella confusione delle menti e delle lingue, aggressori che riescono ad accreditarsi come vittime, con lo sberleffo di chi subisce, rapporti di forza e la storia che viene riscritta ad usum delphini.

Maschere, costumi, piccoli sogni quasi gratuiti, di poter vivere in un altro mondo, di diventare qualcun altro, con superpoteri invincibili a prescindere, nell’estinzione della capacità di distinguere il bene dal male, dove il male adesso è percepito nell’essere poveri, non avere successo, percepiti come nessuno. Il povero Socrate che pensava che il male gli uomini lo scegliessero solo per ignoranza, è smentito dal fatto che il male oggi è scelto per interesse.

Badateci, se la base del carnevale era stato trasgredire per un giorno le regole, mascherandosi nello sberleffo al potere costituito, la condizione era non farsi riconoscere, la maschera nascondeva l’identità, adesso ci si vuole far vedere, farsi riconoscere, apprezzare, con costumi e travestimenti appariscenti, per far capire non chi vorremmo essere ma chi siamo o pretendiamo di essere. Vale per gli adulti, i bambini sanno ancora giocare con i loro sogni, se non gli abbiamo già soffocato nella cuna.

Il mercoledì delle ceneri si consuma nel vuoto delle grandi chiese, costruite dai nostri vecchi ad elevazione della loro fede in qualcuno che avrebbe reso giustizia del malandare del mondo reale, i cattivi, gli arroganti, i prepotenti, i violenti, sarebbero finiti male, derisi finalmente da chi era vissuto umiliato e addirittura sfottuto nel rapporto di forza dei poteri più o meno costituiti di furbi e arrampicatori sociali e politici.

Le ceneri dovevano livellare, per un momento, la condizione umana, tutti sotto quel pizzico di polvere messa in testa dal prete. L’antica formula era un ammonimento, un “memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris”, sei polvere e polvere ritornerai ma già, da ragazzi, sentirci definire “homo” era un piccolo orgoglio, noi ancora con i calzoni corti anche se spesso, appena tornati nei banchi ci arrivava in testa la bacchettata del Curato per le risatine per la cenere sulla testa rasata (per i pidocchi) del compagno di banco. E cominciava il lungo tempo quaresimale delle penitenze o almeno dei fioretti. Svuotare la quaresima di significato è svuotare anche il carnevale. Adesso l’invito è alla conversione. In fondo il richiamo alla morte dà troppo fastidio, questo è il tempo di vivere. E pazienza (e indifferenza) per quelli che hanno solo il tempo del sopravvivere.