Logo
RANZANICO – Donne ‘diverse’: Suor SalveRegina (83 anni, di Bianzano) e suor Saba (44 anni, dell’Eritrea) “Il Signore si serve con gioia o non si serve”

(dal numero del 3 marzo 2023)

Le suore Orsoline e la loro comunità ‘sempre in festa’ per la presenza di 37 bambini dell’asilo

Il centro storico di Ranzanico è silenzioso. Una nebbia leggera copre alla vista le pittoresche rive del Lago di Endine. Il cielo è nuvoloso. Le uniche voci che si sentono, in lontananza, sono quelle, gioiose, dei bambini della scuola dell’infanzia paritaria ‘Madre Vittoria Azzola’. Suono il campanello. Risponde una voce gentile. È quella di suor Flaviana, una delle cinque Orsoline che vivono in questo edificio, fianco a fianco ai bambini. La suora (è a Ranzanico dal 2005) mi fa accomodare, apre una porta e poi, alzando la voce, dice: “Salve”. Lì per lì, lo prendo per un saluto. In realtà, sta chiamando una sua consorella, suor SalveRegina, che si avvicina lentamente, a braccetto con suor Saba. È con loro due che faccio questo viaggio all’interno dell’istituto delle Orsoline. Due suore, due donne, sedute una accanto all’altra. La più anziana è nata più di 80 anni fa qui vicino, a Bianzano. La più giovane viene da lontano, dal cosiddetto Corno d’Africa; è infatti nata oltre 40 anni fa in Eritrea. Due storie diverse, iniziate in luoghi e in tempi lontani, che si sono incrociate proprio qui, nel piccolo borgo di Ranzanico, a metà strada tra lago e cielo. “Mi chiamano Salve”, sorride. “Questo non è un vero e proprio convento, ma una comunità religiosa che tiene una scuola dell’infanzia. Nell’Ottocento questa era una casa privata, c’è poi stato un lascito e l’Istituto delle Orsoline di Gandino ha fatto di questo edificio la sede di una scuola dell’infanzia; a questo è dovuta la presenza a Ranzanico della nostra piccola comunità religiosa”. E, infatti, a differenza di molti conventi e monasteri in cui regna il silenzio, qui a dominare sono le voci e le urla dei bambini, che rendono l’atmosfera molto allegra. “Sì, è molto bello sentire continuamente le loro voci – dice suor SalveRegina – ci tengono compagnia. Anzi, è strano quando, durante le vacanze, mancando i bambini qui si sentono solo le voci di noi cinque”. Quanti bambini avete nella vostra scuola? “Adesso ce ne sono 37. In buona parte sono bambini di Ranzanico e Bianzano, ma ce ne sono alcuni di Endine, della Valle Rossa, di Sovere e di altri paesi limitrofi. C’è un pullmino che al mattino li va a prendere e li porta qui; nel pomeriggio fa il tragitto inverso. Abbiamo anche i piccolini della sezione primavera. È una festa avere qui tutti questi bambini”. In passato era più numerosa la presenza di suore qui a Ranzanico? “Ce ne sono state anche 18/20, di cui molte anziane che quando si ammalavano, andavano a Gandino, dove c’è la nostra casa di riposo. Adesso siamo cinque. Tre di noi, io compresa, siamo anziane. Per fortuna – sorride suor Salve – da un po’ di tempo abbiamo qui una giovane come suor Saba, che viene dall’Eritrea”. Quindi, a Ranzanico ci sono suor Flaviana (la prima che ho incontrato) che ha 82 anni ed è originaria di Semonte di Vertova; poi suor Salve Regina che ne ha 83 ed è di Bianzano; suor Saba, nata in Eritrea 44 anni fa; suor Dina, che è di Bondo di Albino ed ha 81 anni; infine (last but not least) c’è la superiora della comunità e direttrice della scuola dell’infanzia, suor Maria Teresa, che ha 70 anni ed è originaria di Gorle. “Ognuna di noi ha i suoi compiti, ma ci aiutiamo tra noi. La cosa più bella è che ci impegniamo per avere una relazione reciproca, una stima reciproca, che va al di là dell’età, delle capacità, delle caratteristiche di ognuna di noi: ci valorizziamo reciprocamente. Quando poi c’è la suora giovane con noi – sorride mentre volge il capo verso la sua vicina – siamo proprio in festa, anche se non c’è sempre perché deve studiare”. “Io seguo la scuola online – interviene suor Saba – poi a volte vado a Roma. Frequento una scuola per diventare formatrice e sto imparando l’italiano. Sono quattro anni che vivo qui a Ranzanico e mi trovo molto bene con le quattro sorelle”. Mi rivolgo a suor Salve. Avrete paura di perderla. “Esatto”, entrambe si mettono a ridere. “Quando va via per lo studio, la prima domanda che le facciamo è: ‘quando torni?’. Perché non vediamo l’ora di riaverla tra noi: porta freschezza alla nostra comunità. Comunque, noi rimaniamo in una comunità solo per un certo numero di anni, poi le superiore possono decidere di spostarci per motivi vari: ragioni di salute, bisogni particolari o perché magari una chiede il trasferimento. Questo non è il nostro caso, perché noi qui siamo anziane, siamo poche, però stiamo bene insieme. Comunque, noi per obbedienza andiamo dove ci viene indicato”. Parla di obbedienza, termine che oggi non è più di moda, non solo nella Chiesa, ma un po’ ovunque: nella scuola, in famiglia, nel mondo del lavoro. “Sì, un tempo c’era una disciplina di tipo militare. Adesso c’è dialogo, ovviamente ognuno nel suo ruolo, con serenità, perché il Signore si serve con gioia o non si serve”. Parliamo un po’ di voi, della vostra storia. Immagino che SalveRegina non sia il suo vero nome. “Esatto. Il mio vero nome è Celestina. Quando io sono diventata suora, c’era ancora la tradizione di cambiare nome”. Perché la giovane Celestina ha deciso di diventare suora? “Al mio paese una volta c’erano le Orsoline che gestivano la scuola; io le ho quindi conosciute in paese, ho avuto il loro esempio ed ho capito che quella poteva essere la mia vita”. Cosa le hanno detto i suoi genitori quando ha annunciato questo suo desiderio? “Hanno sofferto e con loro ho sofferto io. La nostra famiglia, come tante altre, era povera, ma ci volevamo bene, eravamo molto uniti. Quindi loro erano dispiaciuti del fatto che io sarei andata via. Anche perché una volta, quando si diventava suora, erano poche le occasioni in cui si tornava n famiglia, le comunicazioni erano molto rare, non è come oggi. Quante volte mi sono chiesta: ‘Come ho fatto ad andare via? Come ho fatto a resistere alle lacrime del mio papà?’. Lui infatti era uscito di casa alle 4 di mattina proprio per non vedermi andare via”. Quanti figli eravate? “Eravamo in sei. Due sono morti, siamo rimasti un fratello e tre sorelle. Vivono ancora tutti a Bianzano, quindi li vedo molto spesso”. Non si è mai pentita della scelta fatta? Le due suore si mettono a ridere. “I momenti di difficoltà non sono mancati, ma non c’è mai stato nessun pentimento, sono sempre stata contenta” La vostra scelta comporta il fatto di non sposarsi e di non diventare madri. “Sì, però dato che noi Orsoline di Gandino dedichiamo la nostra vita all’educazione dei bambini – sottolinea suor Salve – siamo sempre circondate dal loro affetto. Sente le loro voci? Qui è sempre festa…”. Passiamo a lei, suor Saba. Come è nata la decisione di diventare suora? Anche lei, come suor Salve, nella sua infanzia ha conosciuto le Orsoline? “La mia vocazione è nata nel 1999. Quando ero nel mio paese, vicino alla capitale Asmara, le suore venivano il sabato e la domenica per il catechismo, quindi le ho conosciute. Dopo la maturità, ero pronta per andare all’università; il mio papà aveva preparato tutto. Io però sentivo qualcosa, volevo diventare come quelle suore. Ho quindi detto: ‘Papà, devo andare con le suore’. E lui: ‘Dove? Ma sei matta? Ti abbiamo già preparato tutto per l’università’. Io ero però decisa e ho detto: ‘No, devo andare’. Un giorno siamo quindi andati da suor Maria, la prima Orsolina nativa dell’Eritrea. Il mio papà le ha detto: ‘Questa ragazza vuole diventare suora’. E lei mi ha chiesto: ‘Saba, figlia mia, vuoi venire con noi?’. Io ho risposto decisa. ‘Sì’. E sono diventata anche io suora. Ho preso i voti perpetui nel 2008, ma ho continuato a studiare e ho lavorato come maestra”. Perché è venuta in Italia? “Me l’ha detto la madre generale. In questi anni ho imparato l’italiano. Poi quattro anni fa sono venuta qui a Ranzanico. È per me una bella esperienza, perché ho imparato tanto dalle suore, che sono anziane ma sempre giovani. Perché si è giovani quando si ha voglia di vivere. Qui a Ranzanico ho scritto anche un libro in tigrigno, la lingua eritrea, sulla storia del nostro Istituto. Suor Salve mi spiega… ed è bello perché lei spiega in modo semplice, come se parlasse a un bambino. Io poi traduco tutto questo nella mia lingua. Le copie di questo mio libro le abbiamo poi mandate in Eritrea e in Inghilterra. Adesso ne sto scrivendo un altro”. Ormai, le vocazioni religiose femminile nascono in gran parte all’estero, mentre ben poche in Italia. “Laggiù – spiega suor Salve – ci sono tante suore giovani. E sono anche molto istruite. Quindi, dato che in Eritrea ci sono tante giovani, è bene che Saba rimanga qui, perché siamo anziane e abbiamo bisogno di giovani”. Come si svolge la vostra giornata tipo? “Le più anziane di noi si alzano presto, alle 5. La prima a svegliarsi è suor Dina, che mi chiama: ‘Salve, sono le 5 e mezza, alzati’. Poi alle 6 passiamo da Saba e la svegliamo. Alle 6 e mezza ci troviamo tutte insieme per la preghiera delle lodi, la meditazione, facciamo colazione e poi ognuna va a fare il proprio lavoro. Alle 11 e mezza c’è il pranzo per i bambini e noi aiutiamo con il servizio a tavola e mangiamo insieme a loro. Il pranzo è preparato da un catering. Poi sistemiamo la cucina e nel pomeriggio ci riposiamo. Alle 16 torniamo a pregare, alle 17 c’è la Messa nella chiesa parrocchiale e la sera, dopo ceniamo, guardiamo la televisione, un po’ di ricreazione e alle 20,30 o 21 si va a dormire, quantomeno noi anziane. Suor Saba, che è giovane, va a dormire più tardi, perché studia e scrive volentieri la sera”. Finita la chiacchierata con suor Salve e suor Saba, usciamo nel bellissimo cortile affacciato sul lago. Si uniscono a noi suor Flaviana e suor Dina (suor Maria Teresa non ha potuto perché impegnata con i bambini). Si mettono una accanto all’altra per la foto di gruppo. Quattro suore sorridenti, con il capo coperto dal velo bianco. Dietro di loro, con un velo azzurro, c’è la piccola statua della Madonna. Tiene tra le sue mani Gesù Bambino. Un po’ come fanno ogni giorno queste religiose che hanno dedicato la loro vita all’educazione dei piccoli. E, nel frattempo, in una delle stanze che guardano sul cortile, dietro le grandi vetrate si vedono proprio i bambini, che si stanno preparando per il pranzo.

Leggi tutte le notizie su www.araberara.it