“Il centro è morto, vivo qui da 37 anni ed è sempre peggio. Mancano i locali, i parcheggi e i negozi chiudono. Vorrei scrivere al sindaco…”
(dal numero del 3 marzo 2023)
«Io vivo qui da 37 anni ed è sempre peggio. Nembro si sta svuotando e si sta spegnendo». È questa l’amara constatazione di Paolo Brugnara, il titolare del negozio “Signori fiori” sulla centralissima via Garibaldi del Comune seriano. «Il mercato sta radicalmente cambiando. Purtroppo, nonostante il riassetto urbano non è seguito un ripopolarsi delle case del centro del paese. Questo è il grosso problema anche per noi commercianti». Accento milanese, alto, slanciato, con il fisico di chi non disdegna una camminata in montagna, Paolo continua la sua analisi: «Sicuramente il centro commerciale costruito ai margini del paese ha agito in maniera negativa sui negozi di Nembro. Per i piccoli commercianti è impossibile contrastare questi ipermercati. Anche se provi a migliorarti a formarti sempre, la maggior parte della gente preferisce andare in un posto dove in un punto solo acquista tutto». Il tono di voce è pacato, come lo sguardo sereno e riflessivo. Gli occhi color della terra, protetti da occhiali da vista Ray-Ban in stile vintage e alla moda, sono pazienti e attenti. Paolo conosce e asseconda i ritmi della natura, ma osserva ed interpreta le dinamiche umane. «Piuttosto che dover ristrutturare una vecchia casa in paese, è più facile comprare una casa nuova. Qui a Nembro si è continuato sempre a costruire. Perciò in centro ci sono molte abitazioni vuote o sfitte. La ristrutturazione è sempre un’incognita: non sai mai quanto spenderai e quanto si impiegherà. Qualcosa si è mosso, ma non è sufficiente. Alcuni edifici sono stati talmente lasciati andare che oggi sarebbero da abbattere». Capelli e barba grigi, corti e ben curati. Solo i baffi hanno ancora un colore scuro e omogeneo, simile alla maglietta nera che si intravede nella breve apertura della cerniera del pile sportivo, colore del muschio. «I pochi giovani che abitano in centro ormai non lo vivono più. Vengono qui per mangiare e dormire. Al massimo fanno un giretto nel fine settimana. Ma non sempre: ieri abbiamo conosciuto una ragazza che vive qui dietro da otto anni. Prima non l’avevamo mai vista. Adesso la situazione è peggiorata. Mancano il macellaio e tutti i negozi di vicinato, così la gente che passa per il paese è sempre di meno». «Se io voglio comprare un intimo a Nembro non lo trovo». Interviene con voce dolce e misurata Erica Signori. La moglie di Paolo amplia e approfondisce il ragionamento: «Se cerco due fili per gli aghi, un bottone o una cerniera qui non lo trovo. Noi siamo qui da più di sessantacinque anni. Questo negozio era storico dei miei genitori. Io e lui abbiamo fatto tutti i corsi possibili, per offrire il massimo della professionalità, però da soli è difficile. Quando abbiamo aperto c’era il calzolaio, il pasticciere e la bustaia. Il centro era un negozio dietro l’altro, ora siamo restati solo noi. Di quei negozi non c’è più nessuno. Noi siamo fortunati che il negozio è nostro perché i miei genitori l’avevano comprato e che non dobbiamo pagare nessun dipendente dato che ci arrangiamo in due. Il problema per Nembro è che le nuove generazioni non vogliono più continuare a tenere aperti questi negozi. Anche noi abbiamo tre figlie e nessuna vuole fare la fiorista qui». Occhi azzurri, viso liscio, capelli ormai canuti e con un taglio simile al marito, che fanno risaltare i due orecchini sferici di perla bianca che le brillano sui lobi delle orecchie. «Abbiamo provato a organizzare eventi, ma non è servito a nulla». Erica non trova nessuna soluzione al problema. «Ci vorrebbe una reale incentivazione ai ragazzi giovani. Un’agevolazione fiscale o far pagare meno tasse cosicché si spiani loro la strada per aprire un vero commercio di vicinato. Mi rendo conto che è un investimento importante e forse non è il momento, però penso sia l’unica soluzione». Propone Paolo che continua l’analisi delle cause del declino economico del centro di Nembro. «Qui di fronte c’erano otto parcheggi. La piazza Tre corone era tutta disponibile per i posteggi, così come la piazza del Comune. Dopo il riassetto urbano non ci sono più. Ciò disincentiva sicuramente ad aprire un nuovo negozio. Purtroppo, la gente non ha molto piacere di camminare. I lavori per il rifacimento del centro per noi sono stati dannosi. Chiudere il paese per lunghi periodi ha disabituato le persone a venire nei nostri negozi. Per assurdo noi avevamo più clienti che venivano da fuori, rispetto ai nembresi. Perciò non riuscire a passare di qui in macchina ha fatto sì che perdessimo anche quella clientela. I miei amici fioristi tedeschi mi hanno detto che nel loro paese, durante il riassetto urbano, il Comune ha dato loro uno spazio fuori dal centro per aprire un negozio temporaneo così da non perdere mesi di lavoro e il giro di clienti. Qui ci hanno aiutato solo con il pagamento di Imu e tassa sull’immondizia. Poi c’è il problema che il parcheggio sotto la piazza Libertà è sempre vuoto, era utilizzato solo quando non era a pagamento. È stato un grande flop. Una decina di anni fa ho partecipato a una Coppa Europa, due Coppe Italia e altre gare all’estero. Nel dicembre 2010 ho anche vinto l’Eurofloral Trophée, un concorso internazionale che si svolge in Francia nel quale si devono preparare diverse composizioni, con fiori disponibili e tema a sorpresa. Dovevamo fare tutto in un tempo limitato, sul palco davanti a giuria e pubblico. È stato divertente e stimolante, però non ci ha portato un aumento della clientela. Purtroppo, non era ancora il tempo dei social». Mentre Paolo racconta i suoi successi del passato, un ampio sorriso di timidezza si disegna sotto i baffi scuri. «Ero anche nell’Ascom di Bergamo. Ci sono stato per una ventina d’anni. Inoltre, ho tenuto lezioni e corsi di aggiornamento. Il gruppo dei fioristi bergamaschi era molto attivo, ora si è spento tutto: è il segno dei tempi che sono cambiati». «Negli ultimi anni, uno dei periodi migliori per noi è stata la settimana prima della Festa della Mamma nel maggio 2020. Dopo la chiusura di due mesi la gente aveva voglia di uscire e aveva voglia di fiori». Torna la voce delicata di Erica. «Noi durante il lockdown abbiamo sistemato il nostro orto e il magazzino. Il covid ha dato il colpo di grazia al centro di Nembro». Aggiunge Paolo: «Effettivamente hanno chiuso altri negozi. Sempre di più e difficilmente riaprono. Evidentemente non è stimolante come altri paesi. Inoltre quei pochi che hanno riaperto, lo hanno fatto senza professionalità e nel giro di poco tempo, all’arrivo delle prime tasse, hanno chiuso. Questo alla lunga non fa bene a loro, ma non fa bene nemmeno a noi perché così si abbassa il livello. Penso che oggi i nembresi vivano solo la chiesa e un po’ la piazza del Comune, ma girando in centro sembra ci sia ancora il coprifuoco. In alcune ore del pomeriggio potrei girare nudo che nessuno se ne accorgerebbe: è impressionante. A tal proposito» conclude Paolo Brugnara «volevo scrivere una mail al sindaco Gianfranco Ravasio per chiedere che idea hanno loro del commercio». Il sole non si affaccia sulla via Garibaldi di Nembro. Poche sono le persone che camminano sul nuovo selciato del centro. Molte le serrande abbassate e le vetrine con scritte che spaziano da “affittasi” a “in vendita” o che ricordano la cessazione dell’attività. Dai muri costruiti con borlanti del Serio disposti a spina di pesce si aprono molte finestre che avvertono gli scarsi viandanti del fatto che lì c’è un appartamento vuoto che aspetta, forse invano, nuovi inquilini. Solo il Museo delle pietre coti ricorda un passato glorioso per l’economia di Nembro. Chissà se il sindaco Ravasio si muoverà per svoltare questo declino commerciale e demografico del centro storico nembrese o se Paolo Brugnara dovrà scrivergli una mail per spronare l’amministrazione comunale a una discussione seria e sincera su questo tema tanto delicato quanto decisivo.
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