IL RICORDO – FINO DEL MONTE – LOVERE Domenico Oprandi, quel prof che ci ha cambiato la scuola e la vita, la sua Citroen azzurrina, le camicie a quadri e…
(dal numero del 3 marzo 2023)
A 35 anni dalla sua improvvisa partenza per il viaggio definitivo volevo proporre un ricordo di Domenico Oprandi… un grande uomo, un eccellente professore che ricordo ancora con grande ammirazione.
Il viandante e la sua ombra (Der Wanderer und sein Schatten) Il ricordo di una persona cara, quando è sincero e profondo, non ha bisogno della ricorrenza, dell’anniversario particolare, per materializzarsi. Bastano le poche note di un refrain che non sentivi da anni, la replica in tv di un film d’epoca, una fotografia ingiallita ritrovata casualmente in un cassetto, e ti trovi immediatamente catapultato indietro nel tempo, nel più classico dei flash back che riavvolge in un attimo il nastro della tua vita. A me è capitato durante i preparativi per un imminente trasloco. Nel riporre nello scatolone uno dei tanti libri che ingombravano la stanza è scivolato fuori un “reperto” degli anni di liceo: una fotocopia un pò sgualcita della Lettera al figlio di Rudyard Kipling di cui Domenico ci aveva fatto dono uno degli ultimi giorni di scuola, prima dei fatidici esami di maturità. Una sorta di suo testamento morale che, riletto da uomo maturo e non più (purtroppo) da giovine un po’ presuntuoso e superficiale, mi ha riportato alla memoria i tanti momenti di assoluta felicità e appagamento trascorsi in compagnia di quell’Uomo speciale che è stato per molti di noi l’unico e inimitabile professor Oprandi. Ci sono persone che entrano nella nostra vita per una stagione, altre per una ragione, altre ancora per sempre. Domenico è uno dei pochi che non riesco razionalmente ad inserire in uno solo dei tre gruppi; lui va al di là…fuori dagli schemi in ogni momento della sua breve, ma intensa esistenza terrena. E’ entrato nella mia vita per una stagione; quella stagione che si chiama adolescenza, caratterizzata da mai domi conflitti interiori, da un antagonismo in moto perpetuo nei confronti del mondo degli adulti…a casa in continua contrapposizione con i genitori, a scuola con i professori. Gli unici che si salvavano erano, guarda caso, il prof di religione e quello di ginnastica perché le loro erano considerate d’ufficio come “ore d’aria”. All’inizio del triennio fece la sua apparizione Domenico in veste di professore di italiano e latino e già dopo le prime lezioni tutti quanti capimmo che sarebbe stata una convivenza scolastica totalmente diversa da quella che avevamo sino ad allora sperimentata con altri sui simili (solo per titolo accademico). Una persona che esteriormente nulla aveva a che spartire con il cliché classico del docente liceale; arrivava a scuola con la sua Citroën 2CV azzurrina con quella scritta strana sul lunotto “Der Wanderer und sein Schatten”; abbigliamento non certo ricercato, lunghi capelli sempre un po’ arruffati faceva il suo ingresso in classe urlando “…la portaaaaaa”; si sedeva sulla cattedra, buttava il registro da una parte, controllava a vista le presenze, si lisciava la barba e, arrotolate le maniche della camicia di flanella a quadrettini, dava inizio alla lezione quotidiana, in cui spaziava dalla letteratura neoclassica alla cultura degli indiani d’America, dai principi della matematica euclidea alle basi musicali delle composizioni sinfoniche, dai concetti della macroeconomia keynesiana alle poesie degli scrittori maledetti contemporanei…ogni volta era come partire per un viaggio al centro della Cultura in cui noi, novelli esploratori, seguivamo sentieri, mai prima percorsi, tracciati dall’Indiana Jones denoattri. Un’ars oratoria eccezionale, un affabulatore indomito, un precursore delle moderne mappe concettuali; un uomo che amava profondamente il suo “lavoro”, un gigante buono con una conoscenza enciclopedica che considerava un dono da condividere con chi gli stava intorno. E’ entrato nella mia vita per una ragione; per farmi capire quanto la scuola sia una grande opportunità di crescita personale, se vissuta con le giuste motivazioni. Quanto sia importante essere afflitti dalla “malattia del doloroso bramare”, avere dei sogni, delle ambizioni e metterci l’anima per cercare di realizzarle. Se si ha la fortuna e la capacità di tagliare il traguardo bene, ma ciò che rileva è la dedizione, l’impegno, il coraggio che metti durante tutto il percorso. Scegliere il sentiero più impervio e più lungo, all’apparenza, ti consente di ammirare scorci di natura incontaminata, vedere colori, sentire odori, provare sensazioni che chi opta per il percorso più agevole mai avrà la fortuna di apprezzare. E’ lui che mi ha trasfuso, metaforicamente parlando, l’amore per il cinema e la fotografia, per la poesia, per la musica classica…per “materie” che non rientravano nel classico programma scolastico, ma che mi hanno formato come individuo. E’ lui che mi ha insegnato il metodo con cui approcciare i problemi, con cui fissare una giusta scala di valori, individuando quelli che danno un vero senso alla vita e che la fanno diventare qualcosa in più di una semplice lotta per la sopravvivenza. E’ entrato nella mia vita per sempre; il suo passaggio terreno è stato un “attimo fuggente”. Una cometa che si è avvicinata al nostro pianeta emanando una luce accecante. Tutti con la testa all’insù a guardare la sua scia, a cercare di fissare indelebilmente nella propria memoria quei pochi istanti. Sono trascorsi ormai più di 26 anni dalla sua morte improvvisa, ma Domenico è sempre in mezzo a noi. Ripenso a lui quando mi trovo a passeggiare sul lungolago di Lovere a lui dedicato, quando leggo delle iniziative culturali organizzate dalla Fondazione che porta il suo nome, quando passo davanti al Liceo Scientifico Cesare Battisti e mi trovo inconsapevolmente a cercare tra le macchine parcheggiate la sua inconfondibile “2 cavalli”. Nelle cene annuali con gli ex compagni della V A non manca mai l’occasione di parlare di lui; ogni volta si fruga nella memoria e tornano alla mente nuovi e vecchi aneddoti che lo vedono protagonista di quegli anni indimenticabili, e parlandone si ritorna quasi magicamente seduti nei banchi della nostra classe. Alcuni posti sono vuoti, alcuni compagni (Gegio Sponzilli, Domenico Toini) non sono più tra noi; mi piace pensare che se la stanno godendo insieme a Domenico, seduti attorno ad un tavolino in riva al lago, scrivendo a 6 mani la sceneggiatura del sequel I Fans di Beethoven e decidendo le parti da assegnare a tutti noi. Ciao viandante…have a good journey
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