FONTENO – Silvia, 28 anni, che ha lasciato il lavoro a tempo indeterminato per tornare sui banchi di scuola: “Lo studio, il lavoro in pizzeria, il volontariato…”
(dal numero del 3 marzo 2023)
Silvia è di corsa, lo studio, la casa, un lavoro in pizzeria (quella che il suo fidanzato Devis ha aperto insieme al fratello in via Pignolo) e tante passioni da coltivare. Silvia Manfredoni ha 28 anni, vive a Bergamo da un paio di anni ma è originaria di Fonteno. Un orizzonte di colori e di sogni da inseguire. Un lavoro a tempo indeterminato che Silvia ha ottenuto a 19 anni, ma un desiderio che bussa al cuore e le chiede qualcosa in più, qualcosa di diverso. In pieno Covid, quando molte certezze sono andate in fumo, quando il coraggio di prendere una decisione forte ha dato una svolta alla sua vita. Silvia è un vulcano di energia, mai ferma, un fiume in piena. “Non avevo un titolo di studio, mi sono fermata alla terza Media e mentre facevo qualche lavoretto come barista ho fatto il corso Asa e la riqualifica Oss e ho iniziato a lavorare come operatore socio sanitario nelle case di riposo”. Nel 2019 una scintilla che ha illuminato la sua strada: “Avevo bisogno di un momento di riflessione, di un’esperienza da vivere da sola e ho deciso di partire per l’Africa con le suore delle poverelle di Bergamo, un mese di volontariato in Malawi”. Perché l’Africa? “Ci ero già stata in passato, ma in vacanza… sentivo il desiderio di tornarci per fare qualcosa per gli altri. La mattina stavo in un orfanotrofio con i bambini da zero a tre anni e il pomeriggio lo passavo nell’ospedale di maternità, sempre nel villaggio di Kankao”. Con le suore si è instaurato un legame forte: “Ho continuato a lavorare per loro in una residenza sanitaria per disabili a Grumello del Monte come operatore socio sanitario. Ero sempre a contatto con gli educatori e proprio lì sono nate le mie domande… volevo davvero continuare a lavorare come operatore socio sanitario? Era quella la mia strada? Cosa avrei voluto fare da grande? Il mio lavoro mi limitava alla parte assistenziale, ma quella educativa mi attirava sempre di più”. E quindi quella decisione che ribalta la vita: “Ci ho riflettuto parecchio, non è stata una scelta presa a cuor leggero e infatti ci è voluto un anno e mezzo tra mille domande e dubbi. Mi sono licenziata durante il periodo del Covid da un lavoro a tempo indeterminato, insomma una scelta abbastanza azzardata e ho ripreso a studiare. Sarebbe stato impossibile tenere tutto, lo studio, il lavoro come oss di giorno e in pizzeria la sera. Ho frequentato una scuola privata a Trescore che mi ha permesso di fare quattro anni in uno e poi, alla fine di quell’anno, sono partita per Scampia dove sono rimasta per un mese con suor Debora delle suore delle poverelle di Endine. Infine l’ultimo anno di Scienze Umane, che ho dovuto frequentare insieme ai ragazzi di 18 anni per ottenere il diploma. È stato difficile accettare di essere ancora seduta sui banchi di scuola a 27 anni e vedere i professori della mia età; addirittura una mia insegnante era incinta e anche quello è stato un punto debole. E a volte in quei casi capita di chiedersi ‘ma perché non l’hai fatto prima?’”. E tu cosa ti rispondi? “Che rifarei quello che ho fatto, perché se oggi sono questa persona è grazie alle esperienze che ho fatto, sia lavorative che di volontariato. Adesso frequento il primo anno di università, Scienze dell’Educazione, e sono consapevole di quello che sto facendo e della scelta che ho preso, non dico che uno non lo sia a 19 anni, ma adesso ha sicuramente un peso diverso. Nel frattempo continuo a lavorare nella pizzeria Kindness in via Pignolo e poi ho fatto per tre anni volontariato come clown terapia negli ospedali con un’associazione di Brescia. Quando ho iniziato a studiare mi vergognavo a dirlo, ma adesso ho compagne di classe che sono mamme, che hanno più di un figlio, che sono lavoratrici… e questo significa che non è mai troppo tardi per seguire i propri sogni e i propri obiettivi. Molte volte siamo condizionati da ciò che la società ci vuole imporre, che una donna a 28 anni deve essere sposata, deve avere figli, un lavoro fisso, ma non è così, anzi, è giusto metterci tutta la forza di volontà per arrivare dove si vuole”. Sei felice? “Sì, sono molto felice e sento che questa è la mia strada, finalmente l’ho trovata (sorride, ndr)”. Cosa c’è nel tuo futuro? “Ho scelto il curriculum ‘comunità e servizi sociali’ e ho un sogno grande, quello di unire il lavoro della pizzeria alla parte educativa che sto studiando per dare un lavoro alle persone che vivono ai margini della società, insomma dare loro una seconda opportunità lavorativa. Purtroppo a Bergamo ci sono diverse realtà di disagio e quindi spero di riuscire a realizzare questo sogno. Ho imparato anche questo a Scampia, che dietro le persone, anche quelle in carcere, ci sono delle storie… ed è vero che hanno commesso degli errori, ma è giusto dare una seconda possibilità e riconoscere le potenzialità di ognuno e valorizzarle”. Cosa ti hanno lasciato le esperienze di volontariato? “Mi hanno aiutata a capire quale strada prendere, ho fatto queste esperienze perché me lo sentivo dentro ma anche per cercare delle risposte dentro di me. Scampia mi ha dato la risposta che cercavo, perché ho imparato quanto sia importante l’ascolto, che è un grande dono… ascoltare le sofferenze e stare vicino alle sofferenze”. Sofferenze che Silvia ha trovato in Africa, a Scampia, in ospedale… c’è qualcosa che però porterà sempre con sé: “Nelson, un ragazzo di 15 anni, è molto piccolo fisicamente a causa di una sindrome, lui è la mascotte delle suore e mi è rimasto nel cuore. Amava ballare, la musica e io anche… è piccolo ma ha un’energia pazzesca”. Ti piacerebbe tornare? “Sì e mi piacerebbe anche andare in Brasile. A Scampia sono tornata con Devis e suo fratello per fare un corso di pizza ai detenuti di Secondigliano”. Che Silvia sia un uragano non c’è più bisogno di ripeterlo, ma tra le tante cose da fare, trovano spazio le passioni: “Ho iniziato un corso di hip hop, lo cercavo da tempo e sono davvero felice, è un momento che dedico a me stessa e di cui ho bisogno. Tra lo studio e il lavoro c’è anche una casa da seguire quindi tra una lettura e l’altra faccio una lavatrice, un’asciugatrice, cucino, pulisco… non è sempre semplice seguire tutto e ancor di più quando si avvicinano gli esami. Ma sai che ti dico? È faticoso, ma se una cosa la vuoi davvero, puoi ottenerla”.
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