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NEMBRO – Giuliano Signori e i suoi quadri: “Dipingere è un bisogno, non lo faccio per soldi. Il Covid ha cambiato la mia arte”

(dal numero del 17 febbraio 2023)

“Ho sempre dipinto. Sono nato con la matita e i pennarelli in mano. Poi crescendo ho intrapreso gli studi di pittura all’Istituto Andrea Fantoni di Bergamo. Da quando sono giovane ho sempre partecipato a mostre, concorsi nazionali e internazionali. Ma, a prescindere da queste, io ho bisogno di dipingere: è qualcosa di istintivo”. Inizia così la sua autopresentazione Giuliano Signori, nato sessant’anni fa a Bergamo da genitori nembresi. Dopo l’infanzia a Pradalunga si trasferisce a Nembro dove ancor’oggi vive, lavora e soprattutto trasforma in arte i suoi pensieri, i suoi sogni e i suoi ricordi. Non è un caso che il titolo della sua mostra installata nella biblioteca ‘Tullio Carrara’ di Nembro sia intitolata proprio ‘Reminiscenze’. “Riesco a dipingere solo quello che mi ha trasmesso emozioni, che mi ha segnato e porto dentro di me”. La stanza dell’esposizione è al piano uno. La prima porta a destra dopo le scale. Superato l’ingresso vetrato si entra in un ambiente quadrato, con i muri bianchi e il soffitto alto. Al centro quattro tavoli grigi occupati dai libri, dalle penne e dai computer di tre studenti universitari silenziosi e immersi nella loro sessione d’esami invernale. Ad altezza uomo, sulle tre pareti candide e lisce sono appesi undici quadri. “Artisticamente nasco come espressionista, anche se ultimamente sto tornando un semi-figurativo. Rappresentare le figure umane mi è sempre piaciuto, ma solo negli ultimi due anni mi è tornata la voglia di dipingere i volti e le espressioni delle persone. Però io non ricerco la correttezza e la precisione del ritratto. La mia volontà è quella di comunicare attraverso le mie tele le sensazioni che un personaggio mi trasmette e ciò che io vedo nei suoi occhi”. Il colore dominante è il nero. Avvicinandosi ai quadri si scopre che dallo sfondo tetro emergono i volti e i corpi tratteggiati in sfumature di grigio. Per gli altri colori c’è poco spazio. Solo il rosso di due labbra socchiuse in un volto di donna sensuale e rosaceo rompe la dicotomia cromatica del chiaro-scuro. “Penso sia stata colpa del Covid – sottolinea Giuliano – Dopo quel periodo difficile sono entrato in studio e ho cambiato visione del percorso che stavo facendo. Sono tornato un po’ all’essenziale con nuove emozioni e sensibilità”. Oltre ai corpi e ai visi femminili, la figura di Papa Francesco è la più riprodotta tra gli undici quadri di Signori. “Non dipingo mai persone che non mi dicono niente. Sono cattolico praticante, ma questo Pontefice mi affascina per quello che dice e per come la pensa”. Anche il volto iconico e paffuto di Alda Merini trova spazio tra le opere dell’artista nembrese. “Nonostante non sia un grande cultore della poesia, tanti anni fa avevo dipinto dei quadri ispirati alle poesie di Garcia Lorca. La Merini mi ha sempre affascinato e mi appassiona. I suoi versi li sento molto vicini a me. Ciò che ispira la mia arte sono le persone che mi hanno dato qualcosa interiormente. Non ho un luogo in particolare dove riesco a dipingere”. Nonostante ciò, gli ultimi due anni di Signori sono caratterizzati anche da una maggiore sedentarietà, però “viaggio molto con la fantasia”. Non solo a causa della pandemia, ma anche perché ora l’artista ha molto più da tempo da dedicare alla sua casa e al suo studio di Nembro. Infatti la pittura è restata la sua unica occupazione, dopo una vita in cui le giornate erano suddivise tra la il lavoro in proprio come agente di commercio e le sue tele, dato che, come dice lui, “di arte non si vive. Al giorno d’oggi è molto difficile se qualche galleria importante non ti dà commissioni. Io sono sempre stato un tipo indipendente: non dipingo per i soldi ma perché lo sento, è un mio bisogno primario”.

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