Logo
VERTOVA – Caos alla Fondazione Gusmini. L’assemblea pubblica fa il pieno. La rabbia di Cagnoni: “Un dirigente che passa da 0 euro a 100.000 all’anno con un contratto totale da 900.000 euro…”

(dal numero del 6 dicembre)

Un pasticciaccio. Di quelli che ha fatto arrivare centinaia di persone all’assemblea pubblica. Perché qui la Fondazione Gusmini la conoscono tutti e questa bufera ha coinvolto il paese. Dito puntato sull’insediamento del nuovo Cda, nominato dal Consiglio comunale a ottobre, Fondazione che gestisce la Casa di riposo, l’hospice e tre comunità psichiatriche. A settembre il Cda della Onlus aveva introdotto la figura del direttore generale e individuato nel ruolo Antonio Pezzotta, presidente dimissionario del quinquennio 2019-2024. I riflettori sono puntati sulla retribuzione annua di 100 mila euro per sei anni. E se il contratto dovesse essere sciolto, al direttore generale spetterebbe un indennizzo di 900 mila euro. Notizia che è circolata rapidamente in paese provocando uno scossone e un mare di polemiche. E così il 27 novembre, mercoledì, assemblea pubblica con il nuovo sindaco Riccardo Cagnoni. Nessuno invece della lista Vertova Rinascimento, legata alla precedente amministrazione che aveva nominato nel 2019 il Cda decaduto a ottobre. Riccardo Cagnoni è agguerrito e in assemblea non le ha certo mandate a dire. Da chi è stata organizzata l’assemblea? “Dall’Amministrazione comunale in quanto il tema della ‘Pia Casa’ è un tema che riguarda e coinvolge da sempre in modo rilevante l’intera comunità vertovese, e questo non da anni ma addirittura da secoli, essendo l’attuale Fondazione una derivazione dell’antica ‘Misericordia’, la MIA. Non solo, la sua intrinseca natura e valenza di pubblico interesse è certificata dalla sua storia e dalla sua evoluzione: da ECA (Ente COMUNALE di Assistenza), a IPAB (Istituzione PUBBLICA di Assistenza e Beneficenza) al passaggio a Fondazione di diritto privato, ma, con nomine interamente pubbliche da parte del Comune di Vertova. Il Comune, quindi, non può starsene fuori, e non entrare in merito alle sue vicende, come mi è stato suggerito, limitandosi alle nomine e disinteressandosi di qualsiasi altro evento successivo. Non può farlo, perché con questo tradirebbe la centenaria storia della ‘Pia Casa’ e la comunità vertovese, della quale la Pia Casa è storicamente parte integrante”. Chi era presente? “Era presente l’intero gruppo di maggioranza e la minoranza di ‘Siamo Vertova’ rappresentata da Mimmo Pezzoli. La minoranza consiliare di ‘Vertova Rinascimento’ che ha nominato il precedente Cda, ha ritenuto di non presenziare”. C’era tantissima gente, oltre 250 persone, ed in un’assemblea pubblica raramente avviene. “La folta partecipazione a questa assemblea denota il forte interesse non solo del personale dipendente, che ovviamente ha a cuore il destino della Fondazione, e dei parenti, che hanno i loro familiari ospitati, ma che il forte interesse per quello che sta succedendo e per il futuro dell’Ente è ampiamente diffuso tra tutti i vertovesi in quanto considerata, a ragione, come un patrimonio storico dell’intera comunità vertovese, e aggiungerei dell’intera Valle Seriana, e non solo”. Quali sono stati i temi trattati? “La prima parte del mio intervento ha ricalcato la dichiarazione di voto nel consiglio comunale del 17 ottobre, in occasione delle nomine dei nuovi amministratori nella quale avevo già evidenziato che dai colloqui con parenti, volontari e collaboratori traspariva un evidente malcontento riguardo alla carente comunicazione e sulle recenti scelte operate dal precedente Cda, nonché sul clima creatosi e questo è stato confermato anche dai numerosi interventi al riguardo in assemblea. In secondo luogo si sono nuovamente denunciate le ‘anomalie’ riguardanti le modifiche statutarie deliberate dal Cda appena prima delle elezioni (marzo 2024) e addirittura dopo (28 giugno 2024) effettuate ‘ad personam’ con l’espresso intento per le prime di escludere dal futuro consiglio di amministrazione i precedenti amministratori e per le seconde di rendere obbligatoria la nomina del loro componente rendendo inoltre da quel momento in avanti impossibile modificare lo statuto senza il loro consenso. Ma la gravità è che tali modifiche sono state precedentemente concordate con l’ex sindaco e l’ex giunta comunale che li aveva nominati”. Ma poi c’è stato un altro fatto che voi avete pubblicamente denunciato: “Nel mese di settembre 2024, un mese prima della scadenza del proprio mandato (21 ottobre 2024), e già ben 3 mesi dopo le elezioni amministrative che hanno individuato un sindaco diverso da quello che li aveva proposti e un consiglio comunale diverso, con la precedente lista amministrativa ‘Vertova Rinascimento’ all’opposizione, si noti, ben tre mesi dopo, si è perpetrata una ulteriore situazione ancor più eticamente disdicevole. Il presidente del Cda, rag. Antonio Pezzotta, senza neppure consultare, neanche informalmente, il neosindaco sulla possibilità o meno di essere rinominato, si è dimesso ed è stato assunto dallo stesso Consiglio di amministrazione che aveva presieduto fino un attimo prima, come Direttore Generale, figura tra l’altro non statutariamente prevista e mai esistita all’interno dell’ente. L’assunzione con qualifica di dirigente non è avvenuta, come perlomeno avrebbe potuto essere, a tempo determinato fino al termine della scadenza del Cda (21 ottobre 24), né tantomeno è stato inserito nel contratto il ‘periodo di prova’ (che nel caso si fosse trattato di un ente pubblico sarebbe stato obbligatorio per un dirigente) ma, diciamo ‘inspiegabilmente’, a tempo indeterminato, passando da un compenso mensile pari a zero ad un compenso annuo di 100.000 euro, con un patto di stabilità che prevedeva una durata minima di 6 anni e in caso di recesso una penale pari ai sei anni, ossia a 600.000 euro, oltre a 12 mesi di preavviso, ossia altri 100.000 euro, ed una indennità di 24 mesi (quindi altri 200.000 euro) nel caso dell’assenza di giustificatezza. Totale quindi 900.000 euro, dicasi 900.000 euro”. Questo cosa avrebbe comportato? “In tal modo venivano di fatto vincolati i nuovi amministratori a mantenerlo in organico ed a retribuirlo con 100.000 euro all’anno, indipendentemente da qualsiasi risultato conseguito, positivo o negativo, per i futuri 6 anni, salvo dovergli riconoscere una indennità di 900.000 euro, ripeto 900.000 euro, mentre nel contempo si riduceva all’osso il personale mettendo a repentaglio i servizi agli ospiti per fare quadrare i conti. Al Direttore Generale venivano inoltre conferiti con procura notarile praticamente quasi tutti i poteri che spettavano al consiglio di amministrazione, spogliandolo praticamente dei poteri fondamentali (assunzioni, licenziamenti, provvedimenti disciplinari, rappresentanza verso gli enti , rapporti con fornitori ed appalti, ecc…)”. Quindi come se ne esce? “Quanto all’ex presidente, ed ora Direttore Generale, Antonio Pezzotta personalmente, gli ho già suggerito negli incontri avuti con lui prima delle nuove nomine, di dimettersi, affinché venisse ripristinata una situazione di normalità e tornasse un clima di serenità, necessario al buon andamento dell’Ente, pur essendo ben consapevole che al riguardo lo statuto non mi concede alcun potere di imporglielo, ma ho ricevuto risposte negative. Ho al riguardo incontrato le minoranze di ‘Vertova Rinascimento’ che l’avevano nominato per convincerli ad invitare anche loro il Direttore Generale a dimettersi per il bene della ‘Pia Casa’ e per evitare l’eventualità di lunghissime cause giudiziarie, dove alla fine a guadagnarci sono solo gli avvocati, ma non ho trovato alcun riscontro, anche se mantengo ancora viva la speranza. Se così non fosse, personalmente ritengo, ma questa decisione giuridicamente non mi compete, che il consiglio di amministrazione non potrà far altro che procedere con azioni legali, che ripeto vorrei evitare in quanto economicamente dannose, ma purtroppo necessarie a ripristinare una situazione di normalità e ricreare quel clima di serenità che in una struttura che presta servizi alle persone è fondamentale”. Che idea si è fatto di questa vicenda? “Indipendentemente dall’esito degli aspetti giuridici, dalle cause legali e penali, che purtroppo suppongo accompagneranno questa vicenda per diversi anni, tra ricorsi e contro ricorsi, quello che ritengo non sia stato rispettato è il principio cardine che deve essere posto alla base di ogni scelta e che deve muovere ogni pubblico amministratore e ancor più un amministratore di una Onlus, la Pia casa, e sottolineo PIA, che mi porta a questa riflessione: cosa è rimasto di ‘PIO’ in tutta questa vicenda?”.

Leggi tutte le notizie su www.araberara.it