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VALCANALE –  Jane, scrittrice inglese che ha scelto di vivere a Valcanale in inverno: “Perché non c’è il sole e odio l’estate. L’ho scelto a caso guardando la cartina ma ora amo questo posto, c’è energia che trasmette vita”

(dal numero del 6 dicembre)

«La prima volta che ho scoperto Valcanale mi sembrava di essere arrivata in paradiso.» Jane Mackay ha il sorriso largo e l’accento inglese di chi è nata in Nuova Zelanda e ha vissuto vent’anni negli Stati Uniti, ma dall’anno scorso ha deciso di trascorrere i suoi inverni nella frazione di Ardesio.

«Valcanale mi piace perché è così piccolo che la comunità è molto unita. All’inizio avevo un po’ paura di sentirmi isolata, ma è l’esatto contrario. Ogni giorno faccio due chiacchiere con qualcuno, lungo la strada o al bar. Poi è un ambiente dove regna il silenzio, la tranquillità e la pace. Non c’è il rumore della strada che mi dà tanto fastidio. E soprattutto qui è proprio montagna: il panorama è aspro e freddo ed è comodissimo per me che amo camminare sui sentieri, in quaranta minuti sono all’Alpe Corte.» Per questo Jane decide di prendere in affitto un appartamento. Il contratto copre tutto l’anno ma la scrittrice neozelandese preferisce sfruttarlo dall’autunno alla primavera, nei mesi in cui il sole non riesce ad illuminare le vie, gli orti e i tetti della frazione ardesiana: «Io odio l’estate. Non sopporto il caldo.» Così Valcanale è proprio il luogo dei sogni della cinquantaquattrenne dalla pelle liscia e brillante. Un incontro casuale e fortunato, come in una novella di Boccaccio. Il risultato di decisioni azzardate e di capriole del destino, di tagli con il passato e di trame del futuro che si intrecciano con il caso. «Ho vissuto per vent’anni negli Stati Uniti, in California. Mi sono sposata ma poi non è andata bene, però sono rimasta lì. Avevo ancora il trauma della separazione e dopo due decenni in California mi sono accorta che odiavo vivere lì. Da sempre, da quando ero adolescente volevo vivere in Europa centrale, sulle Alpi.» Perciò Jane inizia a guardare cartine, ispezionare mappe e sfogliare siti internet per capire in quale angolo dell’arco alpino insediarsi per godere finalmente di quell’ambiente fatto di rocce, camini accesi, larici dorati e vette innevate. Vivere su di un pendio è l’unico suo vincolo: «Lavoravo già come professionista indipendente, quindi non avevo bisogno di stare in un posto preciso. Fino ad allora non avevo mai vissuto in montagna ed ero sicura che volevo provare questa esperienza.» E un pomeriggio del 2016 Jane si siede davanti allo schermo acceso del suo computer. Quasi come una versione digitale di Nicholas Garrigan ne “L’ultimo re di Scozia” chiude gli occhi e zooma. «Ho puntato il dito ed è atterrato su Clusone. Ho fatto delle ricerche e sono partita.» La scrittrice neozelandese atterra sull’Altopiano, felice di essere circondata dalle Orobie ma con un goccio di insoddisfazione: «A Clusone stavo bene, ma sapevo che non era il posto giusto per me.» Ed è proprio in giorni di esplorazioni delle vette, dei rifugi e dei sentieri tra la Presolana e l’Alben che in una mattina del 2018 Jane arriva a Valcanale. Un colpo di fulmine, un paesaggio che profuma di desiderio esaudito. «Per questo l’anno dopo ho deciso di prendere in affitto un appartamento ai Rizzoli. Così ho scoperto meglio Valcanale perché tutte le mattine sono andata al bar di Matteo Boccardi a bere il caffè. Mi sentivo a casa e nel posto giusto per me. Così gli ho chiesto se conoscesse qualcuno che mi poteva affittare un appartamento.» “Nonostante lo scetticismo dei suoi amici clusonesi che «mi dicevano guarda che là sono troppo chiusi» Jane passa tutto l’inverno scorso a Valcanale. «Grazie anche a Matteo che all’inizio ha fatto da intermediario, la gente mi ha abbracciata da subito. Adesso quando li incontro parliamo sempre, del tempo e dei loro acciacchi.» In questo villaggio dove il dialetto è utilizzato quanto o forse ancor di più dell’italiano Jane, per mantenere i suoi legami sociali, non può accontentarsi di conoscere l’inglese, il tedesco e il serbo, ma deve sapere il bergamasco: «Matteo me lo sta insegnando. Un po’ lo capisco, ma per ora riesco a dire solo: “fa frich, fa colt”. Con l’italiano invece sono autodidatta. L’ho imparato qui, vivendo. Ci sono alcuni buchi, ma sto migliorando. Prima di venire qui, in California la biblioteca aveva i dvd della serie di Montalbano. Li ho visti tutti. Amo Montalbano.» Proprio il bar Astoria Di Matteo Boccardi è il campo base della scrittrice classe 1970. Qui passa tutte le mattine, beve due caffè macchiati e lavora: «Sto scrivendo la mia autobiografia. L’ho appena cominciata da un paio di mesi. Non so se parlerò di Valcanale perché tratterà tematiche della mia vita precedente. Faccio anche la coach writer, aiuto le persone a migliorare la loro scrittura, per esprimere bene ciò che sentono. Sono una guida per scrivere i libri. Faccio anche la ghost writer, scrivo libri in collaborazione con altre persone. Queste due attività le faccio online.» Oltre alla scrittura, le giornate di Jane sono riempite dall’attività fisica: il lunedì e il giovedì in palestra alla Tiger di Clusone, gli altri giorni corsa, allenamento e camminate nella natura: «Non lo faccio per fare le gare, ma per stare bene, per essere in grado di andare in montagna anche quando avrò 90 anni, vorrò ancora essere libera e autonoma. Per questo ho un allenatore che mi segue dall’Austria per la corsa in montagna e mi programma la settimana. In passato ho fatto una gara sulle Alpi svizzere. L’ho fatta per me, per vedere cosa riesco a fare. Però poi mi sono fatta male al ginocchio, quindi ho fatto fisioterapia e massaggi e non ho più fatto gare.» Mente sana in corpo sano, cantava Luca Carboni. E proprio la musica è la terza grande passione che Jane ha riscoperto anche grazie alla serenità che ha riconquistato all’ombra del pizzo Arera: «Fino a dieci anni fa ho suonato la batteria. Poi l’avevo abbandonata. Adesso ho ricominciato. Ho comprato un kit elettronico, quindi non disturbo i vicini. Così in casa suono e ho iniziato anche le lezioni con il maestro Joshua Valesini a Clusone. Lui è molto bravo e simpatico.» Jane è in abito sportivo rosa fluo. La sua risata è sincera e rumorosa. Con la sua auto a noleggio «non posso comprarla perché non ho la residenza» fa su e giù tra i tornanti che uniscono Ardesio e la sua frazione. Con i treni e gli aerei ha visitato pressoché tutta l’Europa «soprattutto quella orientale, dal Kazakistan alla Grecia, dalla Russia alla Romania» ma ha deciso che le sue nuove radici vuole farle crescere nel suo paradiso terrestre, sui prati pendenti di Valcanale: «Perciò sogno di prendere la cittadinanza italiana. Voglio vivere qui e restare indipendente, ma avere un partner italiano, come no! Perché mi piacciono gli italiani e mi piace molto la loro vitalità. Qui c’è energia che tramette vita.»

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