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“Io, Iraniano, fuggito per essere libero, vivo qui con la mia famiglia, l’Iran, i rapimenti, le botte, le torture, il petrolio e …”

(dal numero del 20 gennaio 2023)

“Sono passati tanti anni, ma gli anni cosa sono di fronte al male e al bene? Non lo so, so che rimane tutto qui, nel cuore e fa male”. P. arriva da Teheran, in Italia ci è arrivato tanti anni fa, scappato da un regime che ‘mi faceva schifo’, a Teheran ci torna spesso, almeno tre volte l’anno, perché lì ha tutti i parenti, genitori, fratelli, sorelle, nipoti e tanti amici ma la vita è altro. “Vi stupite di quello che vedete in tv ora ma succede da una vita in Iran, solo che sino a un anno fa non gliene fregava niente a nessuno. Lo sai che un anno fa hanno ucciso 5000 persone? Sparando addosso alle manifestazioni, picchiandole, torturandole, nel silenzio assoluto”.

La ragazza scomparsa

P. racconta: “Un giorno mio padre è andato a trovare un amico, un commerciante di Teheran, appena ha visto mio padre si sono abbracciati, ha chiuso il negozio e lo ha portato sul retro, è scoppiato a piangere e si è messo a raccontare, aveva una figlia di 16 anni, simpatizzante di alcuni gruppi dissidenti del regime, ha partecipato a una manifestazione insieme a questi gruppi, i genitori non sapevano nulla. Quella mattina aveva detto loro che sarebbe andata dalla zia, in realtà aveva partecipato a una manifestazione ma i genitori non lo sapevano. All’ora di pranzo non torna, nel pomeriggio nemmeno, cominciano a cercarla, niente da fare, non l’hanno più trovata. Scomparsa. Un mese dopo i genitori ricevono una telefonata”. Nella telefonata dicono che era stata arrestata, il padre si reca in carcere: “Appena arrivato lo hanno riempito di insulti. Lo hanno accusato di aver cresciuto una figlia contro il regime, una puttana, gli hanno buttato davanti un pezzo di carta dove c’era scritto una sorta di testamento della ragazzina, dove chiedeva scusa e salutava padre e madre”. La ragazzina era stata fucilata. “E visto che se una ragazza è vergine al momento della morte non può andare all’inferno, prima è stata violentata e sverginata. Poi uccisa. E mentre lo raccontavano al padre lo coprivano di insulti. Hanno fatto pagare al padre i bossoli con cui hanno sparato alla figlia e poi hanno indicato dove fosse sepolta”. Il cimitero di Teheran è immenso, solo per girarlo in auto ci vogliono 20 minuti, ci sono sale per cerimonie, perfino ristoranti, un posto immenso su più piani. Poi c’è un angolo, lontano e isolato da tutto il resto, dove vengono seppelliti senza lapide e senza fiori i ragazzi che secondo il regime sono contro: “Non hanno diritto neanche a un funerale, a una sepoltura, a un fiore, niente, come non fossero esistiti. Il padre si reca nel posto dove hanno seppellito la figlia, si inginocchia e comincia a piangere, dietro di lui sente arrivare qualcuno, gli chiedono cosa fa lì, cominciano a insultarlo e picchiarlo, calci, pugni, lo deridono. Mi ha raccontato di essere scappato in un angolo, ha chiuso gli occhi e li ha riaperti quando ha visto una luce coprirgli il viso, era arrivata l’alba e nemmeno se ne era accorto”. L’uomo è tornato a casa, al suo lavoro come se la figlia non fosse mai esistita, almeno per chi lo vede dal fuori: “Lo hanno obbligato a non ricordare la figlia, a non vestirsi di nero per il lutto, a riaprire già il giorno dopo il negozio, a fare come se non fosse mai esistita. La moglie è impazzita, ogni mattina partiva all’alba e diceva che andava incontro a sua figlia, che stava tornando, poi andavano a prenderla e la riportavano a casa”. Questo è successo a Teheran qualche anno fa, non adesso, non in questi giorni dove tutti i media trasmettono immagini terribili, questo è l’Iran da decenni, ad alcuni è andata pure peggio, se peggio di così può andare davvero. P. è sposato e vive con la moglie italiana qui, in uno dei paesi del lago, ha figli: “Mi raccomando l’anonimato, altrimenti quando torno mi arrestano e per me è la fine. Vado due o tre volte all’anno in Iran e quello che vedete ora c’è da 40 anni, l’Iran è un vulcano, l’Occidente non ha mai voluto vedere, solo ora apre gli occhi, un anno e mezzo fa in 5 giorni per esempio hanno ammazzato 5000 persone, le ha ammazzate il governo, gente che manifestava per strada, gli sparavano addosso, anche con l’elicottero. I pasdaran non perdonano”.

I Pasdaran

Pasdaran, in persiano ‘colui che veglia’, i cosiddetti ‘guardiani della rivoluzione islamica’: “Non è vero che proteggono il paese, proteggono solo la rivoluzione komeinista, tutto è cominciato nel 1979. Noi siamo diversi dagli altri popoli di quella zona, basta vedere il nostro colore della pelle, i nostri tratti somatici, la lingua che deriva dalla lingua indoeuropea. Gli iraniani all’inizio non erano neanche musulmani, lo sono diventati dopo, con la spada. Prima c’erano altre religioni, lo zoroastrismo (è una religione di salvazione. Ha un suo proprio libro sacro, l’Avesta. La dottrina caratteristica è il dualismo: l’universo è diviso in due parti contrastanti che procedono da due principi antagonistici, lo «Spirito buono» e lo «Spirito cattivo» ndr), poi il mitraismo (culto del dio iranico Mitra, che rappresenta un particolare sviluppo dell’antica religione persiana nel segno del sincretismo iranico-babilonese). Poi i musulmani, prima sunniti e poi sciiti, una storia lunga, durata secoli, noi siamo diversi dall’Iraq dove sono arabi e c’è la lingua araba, gli iraniani sono diversi, non c’entriamo niente nemmeno con i pakistani, con gli afgani, siamo mondi diversi. Siamo un misto, 80 milioni di persone, le regioni verso l’Iraq parlano arabo, quelle verso il Pakistan e l’Azerbaigian parlano turco, noi abbiamo la nostra lingua persiana”. Comunque torniamo al 1979: “Allora c’era lo Scià, quell’anno decise di aumentare il prezzo del petrolio, qualcuno cominciò a lamentarsi, ma noi avevamo solo quello da aumentare, e l’aumento era irrisorio rispetto all’aumento che l’Occidente fece, sempre sul petrolio, cominciò a crearsi distanziamento tra Occidente e lo Scià. Qualche anno prima, nel 1975, lo Scià fece un comizio, c’è ancora il video su youtube, dove disse che c’era un accordo con le sette sorelle petrolifere per estrarre e vendere petrolio, bisognava mettere a disposizione tutte le possibilità e i pozzi petroliferi ma che mentre l’Iran stava mantenendo la parola, le sette sorelle no, e che dopo 4 anni si sarebbero messi intorno a un tavolo a ridiscutere le concessioni senza nessun privilegio per nessuno. Quattro anni dopo era il 1979 e chissà come mai lo Scià non esisteva più”.

Khomeyni e l’Occidente

Perché? “Perché la rivoluzione di Khomeyni fu favorita dall’occidente. Sai dove venivano stampate le immagini di Khomeini? A Londra. La gente in Iran era scontenta dello Scià ma era diventata scontenta a suon di soldi”. Cioè? “Mio padre per esempio riceveva soldi come tutti gli altri operai, quando gli chiedevo da dove arrivavano mi diceva che i religiosi erano molto ricchi, con fortune enormi. Alla fine si è scoperto che qualcuno aveva messo a disposizione un sacco di soldi, quel qualcuno non ho paura a dirlo, sono gli occidentali, in primis gli americani. Ma i problemi sono cominciati lì, le rivolte sono cominciate lì, da 40 anni il paese è un vulcano. Khomeini semplicemente faceva uccidere tutti quelli che non erano d’accordo con lui. O eri al 100% d’accordo con lui o per lui eri suo nemico. E stiamo parlando di un religioso, non di un militare. Tutti i suoi oppositori venivano uccisi o incarcerati, tantissimi dissidenti politici sono stati catturati e torturati. Il suo esercito erano diventati i Pasdaran. Lì controllano tutto, dalla produzione di miele alla costruzione di aerei, insomma, tutta l’economia è controllata da loro”. Anni sanguinosi, anni dove è successo di tutto: “Un milione di persone uccise. Morti ovunque, la guerra con l’Iraq, la famosa frase di Khomeini: ‘noi accettiamo il fuoco ma per me è come bere un bicchiere di veleno, lo bevo per il bene del paese’. 34 anni fa hanno preso tutti i prigionieri politici che si trovavano in prigione, hanno rifatto il processo, durava dai 3 ai 5 minuti, praticamente la domanda era una sola: “hai cambiato idea o no?”, se rispondevi bene tornavi in cella, altrimenti venivi impiccato, in un mese hanno impiccato tra le 4.000 e le 12.000 persone”. Da lì è stato un montare di disagio e proteste che continua anche adesso: “La gente sa che muore ma non si ferma, è una reazione suicida consapevole, una reazione disperata di un popolo che non ha più niente da perdere”. Tu hai tanti parenti in Iran? “Tutti, genitori, fratelli, nipoti, zii”. E loro cosa dicono? “Sono contrari al regime ma non lo ammetteranno mai, basta una parola e sei finito. Tutta la mia famiglia lavora e vive lì, mio padre è pensionato, era un costruttore, i miei fratelli lavorano, tutti sono lì. La povertà in Iran è in costante aumento, e pensare che l’Iran è un paese che produce tantissimo petrolio. Prima del 1979 importavamo operai, ora il 70% della popolazione vive sotto la soglia di povertà”.

Le donne e il velo

Tua madre e le tue nipoti si coprono il capo? “Per mia madre è assolutamente normale, anzi, non occorre che glielo si dica, ma credo sia come qui cento anni fa che le donne si coprivano la testa per andare in chiesa con il foulard, mentre per mia nipote è diverso, per forza che lo deve mettere ma lo tiene abbassato come una sciarpa, poi quando glielo fanno notare dice che le era scivolato e lo alza, ma non è per niente d’accordo ma non si può dire e fare nulla, chi lo fa rischia la morte”. E ora? “Ora secondo me qualcosa sta cambiando, nessun regime è cambiato senza l’aiuto estero. E ora sembra che l’estero sia stanco di questa storia. La rivoluzione leninista è stata realizzata con finanziamenti di 350 mila marchi pagati dai tedeschi 100 anni fa. Il popolo da solo non ce la farà mai. Puoi scendere in piazza, protestare, ma loro vengono, ti prendono e se ti va bene ti uccidono subito, altrimenti sono torture per giorni e poi la morte. Ma se i governi esteri decidono che prima o poi te ne devi andare, prima o poi te ne vai davvero. Se ne andranno, ma devono anche trovare un posto dove poter spendere i loro soldi, altrimenti li hanno a fare?”.

Punto di svolta?

Siamo a un punto di svolta? “Sì, e comunque degli 80 milioni di iraniani, 8 milioni vivono all’estero, io non sono andato via per fame ma perché non li sopportavo, non sopportavo questo regime e come me molti altri. Come potevo accettare di stare in un posto dove non posso esprimere la mia opinione? Dove devo stare attento a parlare anche con i miei amici per la paura che qualcuno senta o riferisca, dove posso essere arrestato da un momento all’altro solo perché non la penso come il regime? E come me se ne sono andati 8 milioni di persone, tutte ben inserite nel tessuto sociale estero. Noi non siamo come molti altri popoli che quando vanno in un paese fanno gruppo a sé, noi siamo perfettamente integrati. In Svezia ci sono parlamentari nati in Iran, due sono Ministri, il capo dei Verdi dei democratici tedeschi è iraniano, la sindaca di Francoforte è fuggita dall’Iran 34 anni fa, aveva 19 anni, era stata incarcerata, era incinta, sua figlia è nata in prigione, era l’anno in cui avevano ucciso migliaia di prigionieri”. P. racconta e racconta, storie di sparizioni, torture, mancanza di libertà, sogni e un amore incondizionato per la sua terra, la sua patria, l’Iran, la Persia. “Che è bellissima e deve tornare a essere libera”. Già, come lo è P. “Io sono libero ma sono iraniano e finchè l’Iran non sarà libero come me non sarò mai in pace”. Quella pace che in Iran manca da troppi anni.

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