PONTE NOSSA – Quando le botteghe erano ‘famiglia’. La merceria della “Lisetta” aperta da più di 50 anni, quando gli aghi per cucire si vendevano uno alla volta
(dal numero del 22 novembre)
“Una cliente d’antica data della Val del Riso non può più venire, così i gomitoli glieli porto io il mercoledì quando il negozio è chiuso”
“Credo che ormai nell’elenco dei negozi storici potremmo esserci anche noi, perché questo esercizio lo aprì mia suocera, Elisabetta Canini, per tutti ‘la Lisetta’, nell’ormai lontano 1971…Però non ci abbiamo mai pensato, so che bisogna fare un’apposita domanda, ci penserò”. Così Clarisa Patino, che dal 2011 gestisce la merceria in via Frua e che è subentrata, appunto, alla suocera, dalla quale ha appreso ‘il mestiere’ dandole una mano in negozio fin da prima che la signora Lisetta decidesse di andare in pensione. Il locale non è grande, è arredato con semplicità, l’entrata non ha nessuna insegna particolare, ma la merceria ‘della Lisetta’, come ancora tutti la chiamano, la conoscono tutti ed è strapiena di merce d’ogni tipo: “Abbiamo molte licenze ‘vecchie’, dalla merceria varia, appunto, all’abbigliamento alla pelletteria agli articoli per neonati ai casalinghi e tanto altro, le uniche cose che non possiamo vendere sono l’oro e gli alimentari – spiega Clarisa sorridendo -. Si tratta del tipico negozio che ha mantenuto una fisionomia di servizio: siccome i paesi vicini – Parre, Premolo, Gorno ed altri – non hanno più da tempo questo tipo di articoli, siamo diventati un punto di riferimento non solo per Ponte Nossa ma anche per tutto il circondario e oltre, abbiamo affezionati clienti che vengono anche da Gromo e Valbondione, recentemente persino da Albino, per un articolo che una persona non riusciva a trovare da nessun’altra parte…”. Clarisa è di una simpatia contagiosa, accoglie tutti con un sorriso solare come la sua terra d’origine e con grande disponibilità cerca di onorare le richieste dei clienti in ogni modo, anche servendoli a domicilio: “C’è una nostra cliente d’antica data, che abita in Val del Riso, grande confezionatrice di calze e calzerotti e perciò grande consumatrice di filati che ha sempre acquistato qui. Da un po’ di tempo non sta bene e non può più venire da noi, allora i suoi cari gomitoli glieli porto il mercoledì, quando il negozio è chiuso, ed è anche la scusa per berci un caffè insieme e fare quattro chiacchiere. Quando poi sono sprovvista di una merce che mi cercano, faccio in modo di procurargliela anche ‘disturbando’ i fornitori fuori orario e fuori programma, oppure moltiplicando i miei viaggi a Bergamo, perché la mia più grande soddisfazione è accontentare la clientela”. Una clientela che è fatta soprattutto da amiche, perché ovviamente la merce di Clarisa è in gran parte finalizzata alle attività cosiddette femminili del cucito, del ricamo, del lavoro a maglia e ad uncinetto: “Ci sono signore anziane e di mezza età che hanno davvero le mani d’oro, come si dice, e confezionano capi di grande pregio e bellezza. Da loro ho imparato e imparo sempre tantissimo, ci scambiamo esperienze e consigli, c’è tutto un mondo di saperi e di competenze, in questo campo, che purtroppo si sta perdendo, ed è un vero peccato…”. “Sì – interviene Lisetta – quando ho aperto il negozio, quello vecchio di via S. Bernardino, avevo tra le mie clienti anche molte sarte, allora ce n’erano ancora tante nei nostri paesi e tutte avevano ovviamente bisogno dei miei articoli, ma non solo loro, perché in generale tutte le donne sapevano cucire, rammendare, ecc…, insomma occuparsi degli indumenti dei loro famigliari… Certo erano altri tempi, ricordo che, per esempio, gli aghi li vendevamo uno alla volta, come i gancetti, le spolette, gli elastici ed altre minuterie, mentre ora per tutto ci sono i blister bell’e pronti con aghi di ogni misura. Da quando venne introdotto il registratore di cassa, nel 1985, il nostro lavoro diventò più complicato, ma comunque fin da subito si creava un bel rapporto con le clienti, un rapporto di amicizia che dura tuttora, solo per alcune purtroppo, perché naturalmente molte di loro sono scomparse. C’era una grande stima tra noi, anch’io avevo molto da imparare da loro, si creava un clima di fiducia e di collaborazione, era un dare e un avere reciproco, ricordo una signora che, dopo aver fatto i suoi acquisti ed avermi salutata, tornò indietro per dirmi che i commercianti di Nossa erano davvero gentilissimi…Insomma, un lavoro che mi ha dato tanto, non solo in soddisfazioni professionali ma anche in umanità”. “Quest’aspetto comunque è rimasto – afferma Clarisa – anche se adesso tutto è un po’ più complicato per via della burocrazia…Sono pochi i momenti in cui resto in negozio da sola, le mie clienti-amiche entrano a salutarmi quando passano di qui, oppure vengono a fare due parole, mi raccontano i loro problemi e la loro vita; una di loro, anziana, i cui parenti lontani si preoccupano perché vive sola, risponde loro che lei non è mai sola perché può sempre contare sulla Clarisa: l’anno scorso a Natale mi ha proprio fatto commuovere dicendomi che il regalo più bello per lei era sapere di poter passare ogni giorno un po’ di tempo con me!”. Quanto al lavoro vero e proprio, finora non è mai mancato. Tra l’altro tornano ad essere molto ricercati articoli che sembravano non avere più commercio, come i numeri di stoffa, tornati necessari per numerare gli indumenti degli ospiti delle RSA e di altre istituzioni. Si assiste anche ad una ripresa dei cosiddetti lavori femminili che hanno bisogno della merceria, perché anche le signore più giovani stanno tornando a ricamare, a sferruzzare, a uncinettare ecc…, anche se non lo fanno più per bisogno, come una volta, ma solo per rilassarsi e per esprimere la loro creatività. L’attività di Clarisa è apprezzatissima anche dai maschi, soprattutto anziani: “Sono davvero tanti, vengono magari per farmi sistemare una cerniera inceppata ma poi si fermano a parlare un po’, mi raccontano la loro vita, prendono confidenza e fiducia al punto che mi fanno persino leggere i referti dei loro esami clinici… Ecco, queste cose davvero non hanno prezzo, e non si trovano nei grandi supermercati. Certo, i negozi piccoli come il mio non possono permettersi grandi promozioni, prezzi stracciati, sconti spettacolari, eppure vedo che le persone, una volta fatto qualche acquisto, poi ritornano e sono contente. Ed io lo sono più di loro. Per esempio, quando riesco a procurargli quell’articolo, magari anche di poco conto, che cercavano da tanto tempo inutilmente: quando posso dire loro che quell’articolo gliel’ho trovato, sono proprio contenta e non invidio i negozi più grandi e più belli della città”. La signora Lisetta, che tutti i giorni fa una capatina a salutare la nuora, ci saluta e se ne va, mentre Clarisa rimane e si mette ad aiutare una vecchia cliente alle prese con il cellulare. Una conferma che i piccoli negozi sono una risorsa preziosa soprattutto per i cittadini di una certa età, quelli che non hanno o non guidano l’auto e che non sanno usare le nuove tecnologie. Problemi che non sono solo di ordine pratico, perché l’altro aspetto importantissimo, forse il più importante, è la loro capacità di frenare la progressiva riduzione della vita sociale della comunità. Nei piccoli abitati dove ci si conosce tutti il negozio sotto casa è infatti una specie di ancoraggio, un luogo di aggregazione e di socialità prima ancora che di acquisto, che risponde ad un bisogno fondamentale delle persone e che rappresenta un efficace antidoto alla solitudine all’isolamento.
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